«Seminario? A ingegneria porterà benefici ma ridotti»
Il trasloco di altri corsi nel terzo polo libererà spazi al San Lazzaro per il Dismi Fantuzzi: «Con 500 matricole ci servono maxi aule e capannoni per la ricerca»
Bene l’operazione Seminario ma agli ingegneri di stanza al San Lazzaro servono aule grandi per accogliere le centinaia di matricole e ridurre i costi dell’insegnamento, oltre a un capannone per poter dare sfogo ai laboratori su scala ormai più ampia rispetto anche al Tecnopolo. Due desiderata non semplici da formulare dopo l’impegno profuso per il Dismi, il dipartimento di scienze e metodi dell’ingegneria, che ha sede a Reggio, il cui direttore Cesare Fantuzzi è impegnato nel calibrare offerta formativa, ricerca e sbocchi professionali per gli studenti, che hanno un contratto di lavoro ancor prima di finire gli studi. Proprio il successo sta creando dei problemi riguardo agli spazi, già lamentati in passato e che rischiano di diventare cronici.
Professor Fantuzzi, come si è concluso l’anno per voi?
«I nostri studenti sono sempre in crescita. Abbiamo 500 matricole tra ingegneria gestionale, meccatronica e la laurea professionalizzante».
Quest’ultima è la laurea intermedia per formare i super periti, lanciata l’anno scorso. Quanti iscritti avete avuto?
«Su 50 posti disponibili ne abbiamo coperti 25 ».
Ma è un flop o potete dirvi soddisfatti?
«Sono soddisfatto perché parliamo di una novità in fase ancora di sperimentazione. Abbiamo tenuto monitorati gli studenti e ci hanno detto che è un corso ben equilibrato. Alcuni studenti arrivavano da una scuola tecnica superiore, mentre cinque avevano inizialmente abbandonato gli studi e poi li hanno ripresi grazie a questa laurea professionalizzante. Recuperare sull’abbandono era uno dei nostri obiettivi».
Non rischiate di creare concorrenza interna con i vostri corsi tradizionali?
«No, si tratta di un percorso più tecnico e già dal primo anno toccano con mano materie come ingegneria. Quest’anno iniziano già i tirocini aziendali: nel secondo semestre ci saranno 4 mesi di inserimento in azienda. Poi un altro periodo alla fine del terzo anno».
Siete sempre nella fascia alta per occupazione dei vostri laureati?
«L’occupazione è pressoché totale. Dirò di più: hanno il contratto in tasca ancora prima della laurea. Infatti abbiamo aziende che si lamentano perché quando arrivano a fare proposte post laurea è già troppo tardi»
Prevedete altri nuovi corsi o l’offerta è completa?
«Abbiamo attivato un dialogo molto stretto con le imprese per capire come essere sempre al passo con i tempi. Ora stiamo valutando una nuova specializzazione nell’ambito del digitale. L’idea è che escano ragazzi che sappiano maneggiare dati. Ma siamo in fase embrionale, ne stiamo dialogando con il nuovo rettore. Il dialogo con gli imprenditori è centrale e anche grazie a loro abbiamo sempre nuove risorse».
Si parla tanto di Seminario, che dovrebbe disimpegnare il San Lazzaro liberando spazi per voi che lì avete la vostra sede. Siete soddisfatti?
«Questi nuovi spazi che ci verranno lasciati al San Lazzaro vanno bene ma non risolvono il nostro problema. Perché abbiamo 500 matricole di cui 200 circa per meccatronica e 300 per gestionale ma non abbiamo aule abbastanza capienti per ospitarli tutti. Liberare degli spazi va benissimo, ci possono offrire però classi piccole o studi. Noi siamo costretti a suddividere in più classi la medesima lezione e questo ci drena risorse».
L’impegno anche sul fronte laboratori è stato però importante in questi anni. Come va la ricerca al Tecnopolo?
«Diciamo che anche qui siamo cresciuti e non poco e mancano spazi che nascano come laboratori. Ormai a noi andrebbe bene un capannone se ho bisogno di mettere cose pesanti, strumenti misura prove grandi che ora non ci stanno».
Di capannoni liberi siamo pieni. Non basta chiederlo agli imprenditori?
«Si certo, è che dobbiamo capire come la città vuole inserire questi presidi. Per ora abbiamo diverse localizzazioni sulla città. Manca forse un disegno omogeneo».
Qual è l’interesse delle aziende per la vostra ricerca?
«È alto perché c’è una imprenditoria sana. In tanti vengono per cercare di capire come aumentare il loro grado di innovazione».
Ma riuscite a fare affari con i servizi per le aziende?
«Ogni ricerca deve essere finanziata con risorse. A fronte di una richiesta di innovazione c’è una offerta di risorse. Non mi è mai capitato che un imprenditore faccia qualcosa solo per prendere i soldi di un bando. L’obiettivo è vincere la concorrenza». —
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