Droga, smascherati i nigeriani. Erano i capi delle ovulatrici
Reggio Emilia, la Squadra Mobile azzera la banda che ha venduto 500 dosi in pochi mesi. Il leader gestiva la piazza di cocaina, eroina e marijuana in zona stazione
REGGIO EMILIA. Le “ovulatrici” fermate a metà maggio in piazzale Marconi – le due donne che trasportavano in pancia gli ovuli di cocaina – dovevano portare il rifornimento di polvere bianca ai due nigeriani disoccupati residenti in via Turri: Victory Aligbe, 23 anni, e il coinquilino Julius Omoruyi, 30 anni, arrestati per detenzione ai fini di spaccio in concorso con l’aggravante dell’ingente quantità (in sede di convalida il Gip Luca Ramponi ne ha disposto la custodia cautelare in carcere). Secondo la Squadra Mobile al vertice dell’organizzazione, con un ruolo apicale, c’era Aligbe, seguito per mesi. Gli uomini del dirigente Guglielmo Battisti hanno preferito aspettare, ricorrere all’arresto differito e “scavare” fino a ricostruire con dovizia di riscontri il puzzle della banda di nigeriani che riforniva di marijuana, eroina e cocaina la zona stazione.
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Captato per mesi. L’indagine è partita a marzo scorso da un primo spunto: una singola cessione di droga, da parte di Aligbe, nel campo da basket del parco delle Paulonie, seguita da altre due cessioni dello stesso tra il campo di basket e la Coop di via Sani e da un’altra di Omoruyi. I due scendevano da casa il tempo necessario per consegnare la dose. Sono scattati i pedinamenti, le intercettazioni e i filmati della Mobile. Grazie alle conversazioni via telefono, a maggio in piazzale Marconi sono state fermate le due 27enni (Josephine Idumwonyi e Rachel Omoie, rispettivamente 12 e 11 ovuli in corpo di cocaina scovati comn le radiografie)che avrebbero dovuto rifornire Aligbe, che si è in seguito lamentato di aver perso il carico. Nel frattempo, tramite i tabulati telefonici, è continuato l’approfondimento degli investigatori, coordinati dal pm Iacopo Berardi.
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Sono stati ascoltati decine di clienti: i cinque acquirenti più significativi hanno permesso di ricostruire «la rilevante attività di spaccio», l’ha definita il dottor Battisti. Come la vendita, in un sol colpo, di dodici dosi, all’interno di circa 500 cessioni in pochi mesi. La clientela era la più vasta: i giovani per la marijuana, gli adulti per l’eroina, i consumatori trasversali della cocaina. Elementi che hanno arricchito il fascicolo a disposizione della Procura, restituendo un quadro completo.
L’irruzione in casa. Fino a giovedì scorso, quando la Mobile ha deciso di eseguire il blitz nel domicilio che i due nigeriani, che occupavano la medesima stanza, dividevano con altri connazionali. La perquisizione domiciliare – seguita dall’arresto in flagranza e dagli arresti in differita per i quattro episodi contestati – è stata proficua. Nella camera da letto del 23enne e del 30enne sono state sequestrate 54 dosi per circa 33 grammi di eroina, 1.500 euro in contanti, ritagli di cellophane e materiale per il confezionamento delle dosi, sei cellulari, tre Sim card e due adattatori per Sim card, sintomo del vorticoso turn over di telefonini e di schede che i previdenti pusher utilizzavano – invano – per non essere captati.
«La scelta operativa di andare a fondo, molto impegnativa, ci ha consentito di sgominare una organizzazione di livello elevato», ha commentato il dottor Battisti.Con un tassello mancante. Mentre per la cocaina si è risaliti al canale di approvvigionamento, per l’eroina e la marijuana nella casa sono stati rinvenute singole dosi: solo quelle pronte per la vendita. Gli inquirenti ritengono che il “grosso” dello stupefacente fosse custodito altrove. —
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