In aula il finlandese-nero è agitato ma non parla della violenza sessuale
REGGIO EMILIA. Si è chiuso il cerchio ieri – perlomeno per quanto concerne i primi passi giudiziari – sul clamoroso caso del 28enne Darko Koku Asare Lauri. Il giovane, originario del Ghana ma con passaporto finlandese, era stato arrestato l’8 giugno (e poi liberato) dopo aver palpeggiato il seno a una poliziotta della Polfer, poi 24 ore dopo aveva tentato due rapine ed era stato riarrestato (e il 15 giugno il giudice Dario De Luca ha mantenuto in cella il 28enne).
Ieri si è tenuta l’udienza di convalida relativa al palpeggiamento che la Procura inquadra all’interno del reato di violenza sessuale, ma di «lieve entità», da qui la decisione presa di liberare subito il giovane. In udienza Lauri si è avvalso della facoltà di non rispondere: è apparso comunque agitato e prudentemente è stato tenuto dentro la camera di sicurezza. Il suo difensore – cioè l’avvocato Pina Di Credico – si è opposto alla convalida dell’arresto per decorrenza del termine di 48 ore dal fatto, inoltre ritiene che l’accusa debba essere riqualificata in atti osceni che non prevede l’arresto.
Il giudice Luca Ramponi ha, al termine, convalidato l’arresto ma mantenendo l’imputazione di violenza sessuale, senza applicare alcuna misura restrittiva in quanto la Procura stessa non l’ha richiesta. Quindi, al tirar delle somme, il 28enne rimane in cella ma per le due tentate rapine. Dopo aver palpeggiato la poliziotta ed essersi masturbato, una volta rimesso in libertà era tornato in zona stazione aggredendo due donne. Il 28enne era conosciuto da settimane da chi frequenta la zona della stazione e di via Roma per i suoi momenti di follia e di rabbia che, spesso, si sono tradotti in urla contro passanti incolpevoli e insulti verso commercianti e pendolari. Violenza che è cresciuta giorno dopo giorno, in una escalation che ha avuto il suo apice il 13 giugno quando il finlandese si era presentato in piazzale Marconi armato di una mazza di ferro. Brandendo l’arma come fosse una clava, aveva urlato qualche frase sconnessa e incomprensibile per poi scagliarsi contro una donna: l’aveva spinta e insultata e, minacciando di colpirla per poi chiederle dei soldi. Non riuscendo a ottenere il denaro dalla pendolare, aveva gironzolato ancora davanti alla stazione per poi disfarsi della mazza e avventarsi contro una seconda signora. L’aveva spinta, sempre chiedendole dei soldi, ma anche in questo caso non era riuscito nel suo intento. Avrebbe continuato ad aggredire altre donne se non fosse stato per l’arrivo degli agenti delle Volanti. —
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