Minacce alla dipendente la barista nega in aula
REGGIO EMILIA. Una lite fra due bariste – avvenuta il 6 marzo 2014 – è al centro di un processo che fatica a delineare i propri contorni.
Ieri mattina, in aula, è stata sentita la titolare del locale di Reggio Emilia che è accusata di minacce ma nega decisamente di averle rivolte alla dipendente. Secondo quanto raccontato dall’imputata, quel giorno lei aveva incontrato la dipendente che non le restituiva le chiavi del bar. «Lei era venuta con il fidanzato all’incontro – entra nel merito – per dirmi che non mi restituiva le chiavi perché aveva degli stipendi arretrati che non le erano stati ancora saldati. Ma con il bar eravamo in difficoltà economiche e le avevo detto di parlarne con il mio ex marito perché era lui che gestiva tutto, io ero solo formalmente la titolare del locale. Ma lei non voleva sentir ragioni ed ero stata costretta a chiamare la polizia». E l’arrivo degli agenti sarebbe servito per calmare le acque: su un foglio veniva documentata la restituzione delle chiavi, rinviando ad altra sede la richiesta di quei pagamenti non ancora avvenuti. E da quel momento le due bariste non si sarebbero più viste. La situazione di quel bar è poi talmente precipitata che verrà prima chiuso e poi venduto. «Il mio ex marito mi aveva lasciato in un mare di guai – ha concluso l’imputata – e non ho potuto far altro che chiudere il bar. Con la dipendente avevo un buon rapporto, eravamo amiche».
L’avvocato Olimpia Frapiccini del foro di Macerata – che difende la barista accusata di minacce – ha depositato i contenuti («Vi sono commenti pesanti sulla vicenda») di alcune chat comparse sul profilo Facebook della dipendente. Chat ora al vaglio del giudice Stefano Catellani. —
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