«Non venga a farci la morale chi ha occupato ogni spazio»
La maggioranza consiliare replica alle accuse di arroganza arrivate dal Pd. «Non fa parte del nostro Dna. L’abbiamo conosciuta e combattuta»
CASALGRANDE. «L’arroganza non è parte del nostro Dna, l’abbiamo purtroppo conosciuta e combattuta fino all’ultimo nella precedente gestione». Usa toni taglienti la nuova maggioranza, rappresentata dalla civica Noi per Casalgrande e guidata dal neosindaco Giuseppe Daviddi, dopo le polemiche partite sabato a seguito dell’insediamento formale del Consiglio. Il Pd, sconfitto al ballottaggio, ha lamentato di essere stato escluso dalla scelta per il vicepresidente del consiglio comunale, nonostante sia la forza di opposizione più rappresentata. L’accusa è di un «accordo sottobanco» fra maggioranza e 5 Stelle, al cui consigliere Giorgio Bottazzi è andato l’incarico. «Con la costituzione delle commissioni consiliari daremo seguito a quanto dichiarato, ovvero offrire a tutte le minoranze le presidenze come atto di garanzia e trasparenza. Non accettiamo di sentirci fare la morale da chi rivendica tutto ciò che non è mai stato disponibile a concedere, negando qualsiasi forma di condivisione e occupando ogni possibile spazio gestionale della macchina amministrativa, dentro e fuori dal Comune. Non si può essere giocatori e arrogarsi il diritto di essere anche arbitri», è la replica. Per la maggioranza, «l’utilizzo di certe argomentazioni serve a spostare l’attenzione dalle scelte di qualità compiute. Nel formare la giunta abbiamo privilegiato le competenze, il curriculum degli assessori certifica profili di alto livello, vincenti nel confronto diretto. Anche da qui parte il cambiamento: non una ripartizione politica degli incarichi, ma con una scelta orientata alla cura e allo sviluppo del bene comune».
Perché, si continua richiamando il precedente mandato e il sindaco uscente Vaccari, «l’arroganza non è parte del nostro Dna. Chi ci conosce lo sa bene, l’abbiamo purtroppo conosciuta e combattuta fino all’ultimo nella precedente gestione e ne vediamo gli ulteriori strascichi nella prima dichiarazione di Vaccari dopo la sconfitta: “Il nostro progetto e la sua squadra erano le migliori in campo”. L’unica presa di coscienza è stata rimarcare l’incapacità dell’elettorato di scegliere con maturità la propria guida, invece di analizzare il proprio operato». Nel bersaglio del Pd è finito anche l’ex vicesindaco Marco Cassinadri, dimessosi a marzo, candidato con Daviddi e ora eletto presidente del Consiglio. Per il Pd questa nomina «conferma la presenza di un sindaco ombra». Per la civica di Daviddi, è un tentativo di mischiare le carte: «Vogliamo ribadire che Cassinadri, aderendo al nostro programma, ha lasciato il Pd. Accettando di lasciare fuori dalla porta le precedenti questioni partitiche, ha contribuito, come tutti gli altri, alla nostra iniziativa. Parlare di spaccature interne al Pd è quindi una scorciatoia narrativa. Noi siamo un condensato di forze provenienti dalle più disparate aree, coalizzate in un progetto nuovo, civico, aperto, trasparente e totalmente apartitico. Forse difficile da accettare per alcuni, ma è così». Non manca una frecciata agli amministratori uscenti: «Nell’avvicendamento non c’è stata nemmeno un minimo passaggio di consegne tra l’amministrazione uscente e i nuovi arrivati, tutto è stato repentinamente abbandonato dimostrando uno curioso senso di responsabilità. Singolare anche la scelta di Vaccari di continuare la sua attività in Consiglio; sia ben chiaro, è un suo diritto». E ora? «Chi vorrà contribuire responsabilmente sarà sempre ben accetto; chi non sarà interessato a farlo rinchiudendosi nelle schermaglie politiche si autoescluderà». —
Adr.Ar.
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