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Cemental, processo rinviato «Non so se sarò viva nel 2020»

Am.P.
Cemental, processo rinviato «Non so se sarò viva nel 2020»

Franco Ponti alla sbarra per  lesioni. La vittima si sarebbe contaminata lavando le tute  di padre e marito. «Non posso  aspettare, è una vergogna»

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CORREGGIO  Appena aperto, il nuovo processo che vede che vede alla sbarra per lesioni gravissime Franco Ponti, 71 anni, ex patron della Cemental di Correggio, è stato rinviato al 2020. Una scelta, ha spiegato il giudice monocratico Simone Medioli Devoto, dettata dalla carenza di giudici. «Non posso aspettare tanto. Io nel 2020 non so neppure se sarò ancora viva. È una vergogna», è stata la reazione sdegnata della vittima, Luciana Tomasini, 61 anni, sotto chemioterapia.

La vicenda Cemental, al pari del caso eternit di Rubiera, è stata all’origine di un vasto movimento di mobilitazione da parte degli ex dipendenti che si sono via via ammalati. Franco Ponti, che ha ereditato l’azienda dal padre fino alla chiusura nel 1989, ha subìto già diversi processi da parte di singoli privati che lo hanno trascinato in tribunale; nell’ultimo caso, nel maggio 2018, è stato assolto. Ora una donna, non dipendente ma figlia e moglie di ex addetti Cemental, ha ottenuto l’avvio di un nuovo procedimento, iniziato ieri. Secondo l’accusa (il pm Laura Galli) la donna ha contratto la malattia lavando, per anni, le tute impolverate di amianto del padre e del marito, scoprendo tre anni fa di essere affetta da mesotelioma al polmone.

In aula il racconto della parte offesa, costituitasi parte civile tramite l’avvocato Ernesto D’Andrea, è stato da brividi. «Da quand’ero bambina, dal 1960, abito vicino alla Cemental. Mio padre Alfredo faceva gli impasti al mulino. È morto per asbestosi nel 2000, a 73 anni; già da diciotto faticava a respirare ed era legato alla bombola dell’ossigeno che veniva cambiata ogni quindici giorni. Mi ricordo quando io e mia sorella, da piccole, lo vedevamo ritornare a casa tutto impolverato. Mia madre aveva ricavato un lavatoio in garage perché lui si potesse svestire lì e non ci contaminasse. Ma questa precauzione non è bastata. Anch’io gli lavavo le tute». Come ha continuato a fare con il marito Elvo Rosselli, morto nel 2011 di tumore al cervello. Nel novembre 2016 la donna, appena andata in pensione dopo aver lavorato in una ditta di confezioni, ha iniziato ad accusare i sintomi. «Quando feci i primi esami, i medici mi chiesero se io avessi mai lavorato l’amianto. Io dissi di no. Poi mi hanno chiesto se abitassi vicino alla Cemental. Al mio sì, i medici mi hanno detto che era colpa dell’eternit. Ora pure io sono malata e costretta a un ciclo di chemioterapia massacrante».

Ponti, ieri assente in aula, è stato rappresentato dall’avvocato Giovanni Orlandi. I legali di accusa e difesa hanno presentato la lista dei testimoni, non estesa. Quando il giudice ha fissato la prossima data al 16 giugno 2020, si è scatenata la protesta della vittima e dell’avvocato D’Andrea. «Un anno per sentire un totale di sei testimoni? C’è urgenza, viste le condizioni della mia assistita. Segnalerò il caso alla presidenza della Corte d’Appello». —

Am.P.

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