Storchi: «Reggio crescerà solo se sapremo lavorare insieme»
Unindustrias: “La città di domani” il tema scelto per l’incontro di ieri al Valli Al centro della relazione cambiamenti in atto e nuovi scenari
«La realtà reggiana è senz’altro apprezzabile, ma occorre assumere alcuni nuovi indirizzi per garantirle in futuro quel benessere che le consente di brillare nell’export e avere un tasso di disoccupazione così basso da essere preceduta, in Italia, soltanto da Bolzano». Partendo da questa considerazione il presidente di Unindustria Reggio Emilia, Fabio Storchi, ha delineato i punti da affrontare e le soluzioni da assumere aprendo i lavori dell’assemblea generale degli imprenditori riuniti ieri al Teatro Valli.
Significativo il titolo scelto per l’incontro: “La città di domani”. La relazione di Storchi si è aperta con alcune valutazioni sulle recenti consultazioni elettorali, segnate da una bassa partecipazione e in particolare dal verdetto designato dopo il ballottaggio. Storchi si è quindi complimentato con il sindaco Luca Vecchi e ha presentato gli ospiti chiamati al successivo dibattito incentrato sulle trasformazioni urbane e territoriali.
«Tante purtroppo le incertezze sul futuro – ha annotato Storchi – dovute alla instabilità geopolitica globale, alla evoluzione delle maggiori democrazie che evidenziano una crisi senza precedenti in termini di efficacia e legittimità a partire dall’Unione Europea. Turbolenze che affiancate da misure sfavorevoli alla crescita degli investimenti privati determinano una situazione sconfortante che pone l’Italia in un vicolo cieco, con un debito fuori controllo per alcune scelte economico-sociali opinabili. Serve «un cambio di passo», e «il Governo del Cambiamento è chiamato ad una inversione di marcia». A tal proposito ha ricordato le drammatiche sensazioni raccolte nella recente assemblea di Federmeccanica tenuta all’Ilva di Taranto, alla siderurgia in affanno: «Un capolavoro di insipienza».
E Reggio Emilia? L’attività manifatturiera ha registrato ad inizio d’anno una frenata di produzione e fatturato; fortunatamente ci salva l’export. La crescita attesa è analoga a quella del Pil nazionale ma occorre disporre di una nuova coscienza territoriale. «Vale soprattutto – ha insistito il presidente Storchi – il motto “fare insieme” scelto dagli industriali reggiani per qualificare il rinnovamento dei servizi associativi e l’attività di rappresentanza». Ne è scaturito un Libro Bianco che presto diventerà il nuovo piano operativo triennale con “Cinque città in una sola città”. Una metafora che si riferisce ai ruoli da svolgere per l’innovazione, le risorse cognitive, l’alta formazione, le istituzioni culturali, le opportunità d’incontro, le relazioni internazionali, la socializzazione.
Ecco dunque «l’area Mediopadana punto di riferimento insieme all’area vasta circostante per veder nascere altre imprese industriali, startup, esplodere il digitale. Incalza la quarta rivoluzione industriale e quindi s'accende l'interesse per l'Area Nord, per il rinnovamento urbano esteso al centro storico e al sud che guarda l'Appennino. Non è solo un fatto urbanistico ma una ridefinizione del capoluogo nella sua collocazione mediopadana al centro di un nuovo triangolo industriale composto da Emilia Romagna, Lombardia e Veneto». Essenziale poi l’area delle ex Officine Reggiane «la cui trasformazione va condivisa in un intreccio di funzioni diverse ma coerenti». Per finire con l’affermazione di Reggio Emilia quale città universitaria specie con il recupero dell’ex seminario vescovile. «Reggio – questa la conclusione – può continuare a crescere, ma lavorando insieme». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
