«Sare, abbiamo dato tanto ora l’incertezza è totale»
La voce dei 26 lavoratori del salumificio di Barco che ha licenziato tutti Convocato per lunedì l’incontro tra le parti al Centro per l’impiego di Reggio
Bibbiano. La novità, sul fronte delle trattative, è la convocazione da parte dell’Agenzia regionale per il lavoro Emilia-Romagna di tutte le parti per lunedì 1° luglio alle 9 al Centro per l’impiego di Reggio Emilia. Ma intanto, la vertenza salumificio Sare va avanti a colpi di protesta.
Ieri mattina, i 26 operai che dopo tre anni di casa integrazione si sono visti arrivare le lettere dei licenziamento erano in presidio davanti alla sede dello stabilimento, a Barco. Dietro il volto e lo sguardo di chi sta combattendo per la difesa dei propri diritti e della dignità del lavoro, c’è una storia, c’è una famiglia che rischia di rimanere senza uno stipendio. Senza una prospettiva per il futuro.
LE VOCI
Carlo Avallone, 55enne di Bibbiano, è uno dei lavoratori della Sare. Ha passato 36 anni della sua vita come responsabile del confezionamento e della cottura. Divorziato, con un figlio a carico, oggi si trova senza nessuna prospettiva di lavoro. «Abbiamo dato tanto a questa ditta, si lavorava bene dentro Sare, oggi mi trovo all’età di 55 anni difronte all’incertezza totale» confida. In mezzo ai lavoratori in presidio, c’è anche una giovane mamma, Giusy Pruiti, di 34 anni residente a San Polo. Per nove anni ha fatto l’impiegata commerciale dentro la Sare e anche lei si è vista arrivare la lettera di licenziamento. «Convivo, ho un figlio a carico e anche un mutuo sulle spalle – spiega – Ho fatto tante domande di lavoro, ma per adesso nessuna risposta». La sua storia è simile a quella di Antonio Pagliano, 55enne anche lui residente in un centro della Val d’Enza. « Ho fatto 29 anni dentro questa ditta – racconta – facevo il carrellista e mi occupavo anche di imballaggio. Ho cercato lavoro dappertutto, ma è difficile alla mia età. Oggi il mercato di lavoro richiede solo i giovani».
Ma i lavoratori della Sare non sono soli. A scendere in mezzo agli operai, ieri mattina, è stata anche una signora di 84 anni, Carla Pioli nativa di Barco. Abita difronte alla ditta e il salumificio lo conosce bene, ma non solo per questo: ha lavorato alla Sare per ben 23 anni nel reparto confezioni (dal 1967 fino agli anni 90, quando è arrivata l’età del pensionamento). È emozionata nel vedere gli operai scioperare e non ha esitato neanche un minuto prima di uscire di casa. «Sono qui, in solidarietà a questi lavoratori» dichiara.
Sono solo alcune delle storie che uno stabilimento che contava 26 lavoratori racchiude, ora che l’attività è cessata.
I sindacati sono mobilitati da diversi giorni. C’è stato un confronto con la ditta il 19 giugno scorso, senza però che le parti – azienda, Rsu e appunto organizzazioni sindacali – siano riuscite a raggiungere un accordo sulle condizioni di uscita dei lavoratori. Perché di questo si sta parlando: di come mettersi alle spalle una storia di lavoro che è stata importante, costruttiva fino a un certo punto. Ma che ora è finita.
Quell’incontro si è chiuso negativamente davanti alle richieste avanzate dalla parte sindacale in tema di garanzie sulle somme dovute (principalmente retribuzioni correnti e Tfr), e di ricorso alla cassa integrazione deroga in ragione della proposta avanzata dall’azienda di differire nel tempo il relativo pagamento, senza offrire alcuna garanzia in caso però di mancato pagamento di quanto dovuto.
PARROCO E SINDACO
Lunedì, i lavoratori con bandiere e striscioni si sono presentati al cospetto del sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, sotto al municipio. Affinché le istituzioni sappiano e possano in qualche modo intercedere in questa delicata situazione. Ieri lo stesso primo cittadino si è fermato al presidio, dove anche il parroco don Wojciech Darmetko ha portato la sua solidarietà. Ha anche acconsentito a esporre davanti alla chiesa uno striscione dei lavoratori con scritto: «La dignità è umana. Il salumificio Sare ce la toglie».
Ora, la convocazione regionale è arrivata. Da questo incontro i lavoratori, con i sindacalisti Salvatore Coda della Cgil e Vittorio Daviddi della Cisl, sperano di ottenere risposte e certezze su quanto loro dovuto. —
Daniela Aliu
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