Gazzetta di Reggio

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LA TESTIMONIANZA 

«Noi famiglie affidatarie non lo facciamo per soldi»

Mauro Grasselli
«Noi famiglie affidatarie non lo facciamo per soldi»

L’esperienza concreta: «Trecento euro al mese per seguire due minorenni Lo si fa per aiutare chi è in difficoltà. È decisivo il parere dello psicologo» 

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«Un business dietro gli affidamenti dei minorenni alle famiglie? Non ci credo. Le famiglie affidatarie lo fanno per una sorta di volontariato: un modo per aiutare delle persone in difficoltà. I soldi che arrivano servono a malapena a coprire i costi, e talvolta ci si rimette. Ma lo si fa, appunto, con uno spirito ben diverso da quello del guadagno». A parlare è una donna che chiede l’anonimato, ma che negli ultimi anni ha seguito diversi minorenni, così come hanno fatto e fanno tante famiglie affidatarie.

L’affido familiare è un’istituzione dell’ordinamento civile che si basa su un provvedimento temporaneo per bambini e ragazzi fino ai 18 anni, italiani o stranieri, che si trovano in situazioni di instabilità familiare. L’affidamento è dunque un servizio di aiuto e sostegno creato per tutelare i diritti dei minorenni, dando loro la posibilità di crescere in un ambiente adeguato.

«Possono essere affidi parziali o totali – spiega la donna –. Quelli parziali possono riguardare una parte della giornata, ma poi i ragazzi tornano nella loro famiglia per dormire. Nell’affido totale, invece, sono affidati alle famiglie 24 ore su 24».

Quali sono le cifre che incassa una famiglia affidataria?

«Posso citare la mia esperienza: 300 euro al mese per occuparmi di due minorenne per 5 pomeriggio e 2 cene a settimana. Per gli affidi totali sono circa 500 euro al mese. Ma in questo sono comprese le spese per i ragazzi: da quelle scolastiche a quelle personali, e talvolta anche i viaggi per andarli a prendere e portare alle loro famiglie, oppure alle visite mediche o altrove. Io ho calcolato tre pieni di benzina in più al mese, ad esempio, per seguire due minorenni. Ditemi voi se lo si può fare per i soldi».

Lei parla della sua esperienza oppure conosce tutte le casistiche possibili?

«Parlo della mia esperienza. Se poi nell’inchiesta di Bibbiano, di cui non so nulla, dovessero esservi stati dei bonifici gonfiati... Ovviamente il discorso cambierebbe. Ma, appunto, io parlo solo della mia esperienza come famiglia affidataria che una volta al mese riceve un bonifico dall’apposito ufficio amministrativo del Comune».

Come si diventa famiglia affidataria?

«Si frequenta un apposito corso tenuto da uno psicologo, dopo aver dato la propria disponibilità, al termine del quale si ottiene un certificato di idoneità. Per arrivare a questo certificato ti fanno frequentare incontri con famiglie che sono già affidatarie; ti fanno lavorare in gruppo; ti chiedono come affronteresti determinate situazioni. Tutto finalizzato a valutare a fondo le famiglie prima di affidare loro dei minorenni. Il caso viene portato in tribunale, che decide in base alla perizia dello psicologo. Poi le assistenti sociali ti chiamano per chiederti la disponibilità a seguire uno o più casi. Se si accetta, seguono incontri alla presenza delle assistenti sociali. E ti fanno conoscere anche le famiglie dei minorenni. Questo per gli affidi temporanei. Per quelli totali, il percorso è un po’ più lungo. Le famiglie di origine possono comunque vedere i loro figli, salvo precise disposizioni in senso contrario. L’obiettivo, comunque, è risolvere i problemi della famiglia d’origine e farvi rientrare il minorenne». —



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