Gazzetta di Reggio

Reggio

«Questo è il mio 25 aprile dopo tante relazioni false adesso la pagherete»

Daniela Aliu

La rabbia di alcuni genitori ieri mattina davanti alla sede dei Servizi sociali E accando alla porta d’ingresso spunta la cartuccia di un fucile da caccia

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Coincidenza o atto mirato? Ieri a Barco, accando alla porta d’ingresso della sede dei Servizi sociali dell’Unione Val d’Enza, è stata trovata una cartuccia da caccia calibro 12. È uno sei tanti aspetti da chiarire in questa vicenda estremamente complessa che ieri ha scosso la Val d’Enza, arrivando ai media nazionali.

Sono le 10.30 del mattino quando la voce ha cominciato a spargersi e, davanti alla sede dei Servizi sociali, comincia un viavai di genitori che si sentono vittime di questa vicenda.

Arriva un genitore, che comincia a inveire. L’uomo racconta che, dopo il divorzio dalla moglie, è stato vittima dei racconti falsi della donna, che si è rivolta ai Servizi sociali della Val d’Enza. Così è cominciato un calvario per quel papà, rimasto vittima – assicura – di questo sistema messo in atto dai Servizi sociali: «Relazioni fasulle, dichiarazioni altrettanto false, lavaggi del cervello ai bambini proprio per allontanarli da me, nonostante gridassi la verità, senza essere mai ascoltato o preso in considerazione da parte degli assistenti sociali».

Così il padre si è fatto coraggio e ha iniziato a raccogliere fatti e prove che, assicura, «dimostrano tutto quello che succedeva negli incontri con i bambini».

La vicenda di questo genitore sarebbe una delle tante “storie ingiuste” che vedrebbero i genitori nel ruolo di vittime di un sistema. Dietro alle segnalazioni e alle denunce ci sarebbe una trentina di casi, tutti simili tra loro e caratterizzati dalle stesse modalità.

Poco dopo il padre arrivato davanti ai Servizi sociali – residente in Val d’Enza e padre di tre figli – riprende a inveire: «Questo è il mio 25 Aprile, questa è la mia giornata». E ancora: «La pagherete, è arrivata la vostra ora».

Poi l’uomo corre verso gli uffici urlando i nomi degli assistenti sociali che, a suo dire, hanno manomesso le carte per manovrare il suo caso.

In pochi istanti – forse a causa delle telecamere, dei fotografi e dei giornalisti – la sede dei Servizi sociali viene chiusa a chiave.

L’uomo continua a urlare la sua verità. È l’avvocato Maria Stella Mescoli a parlare di questa vicenda difficile e tutt’altro che insolita.

«Per nostra fortuna questo caso è passato ai Servizi sociali di Parma. Loro hanno mostrato un atteggiamento diverso. Hanno iniziato a verificare tutte le verità (anche quelle mai ascoltate in Val d’Enza), e ora la verità di un padre di tre figli sta finalmente venendo alla luce. Perciò devo dire grazie infinite alla Procura reggiana, al tribunale di Parma, ai Servizi sociali di Parma e al mio cliente, che ha avuto pieno autocontrollo in una situazione così difficile».

Man mano che le ore passano e che i giornali locali e nazionali rilanciano la notizia, agli uffici sociali di Barco arriva una giovane mamma. Anche lei urla: «Bastardi, è arrivata la vostra ora. Adesso sì che verrà fuori tutto».

Sono le urla di una mamma disperata che si è vista togliere la figlia quando aveva otto anni, e da lì è iniziato un percorso simile a quello dell’altro genitore arrivato per urlare la propria rabbia. Anche la donna dichiara di avere presentato una denuncia alla Procura di Reggio. Avendo saputo della notizia, è accorsa a Barco. «Li volevo vedere in faccia – dice la donna in lacrime – non potete neanche immaginare quanto ho sofferto». —





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