Sempre più genitori si dimettono dal lavoro per seguire i figli
Il fenomeno è in aumento e colpisce soprattutto le madri Papaleo: «È necessario attuare nuove politiche di welfare»
Il fenomeno delle dimissioni consensuali dei lavoratori (madri o padri) è in notevole aumento.
In particolare, secondo il rapporto annuale pubblicato dall’Ispettorato nazionale del lavoro per l’anno 2018, le regioni del Nord sono quelle più colpite.
Basti pensare che nella sola Emilia-Romagna sono state registrate 5.184 dimissioni in un solo anno.
«È un fenomeno che non accenna ad arrestarsi, indice di politiche sbagliate che non garantiscono ai genitori di dedicarsi al contempo alla professione e alla famiglia». Così commenta Rosamaria Papaleo, segretaria Cisl Emilia Centrale.
In Italia il numero totale delle convalide di dimissioni e risoluzioni consensuali registrato nel 2018 è di 49.451, in crescita del 24% rispetto all’anno precedente. Le dimissioni rappresentano il fenomeno principale, siccome sono il 96% del totale delle convalide.
A restare a casa sono soprattutto lavoratori di nazionalità italiana, in particolare donne. Le dimissioni di madri sono infatti più di 35mila, quindi ben più della metà del dato complessivo.
Come sottolinea la Cisl: «Le differenze di trattamento aziendale tra lavoratori e lavoratrici sono ancora troppo marcate. E quando arriva il primo figlio sono soprattutto le donne che decidono di licenziarsi per occuparsi della famiglia».
Nonostante questo, è in aumento anche il numero dei padri lavoratori che si dimettono dopo l’arrivo di un figlio. Questi sono 13.488, oltre il 27% del totale.
Un altro dato da sottolineare è anche la fascia d’età di coloro che scelgono di abbandonare la propria occupazione. Sono più di 20mila quelli con un’età compresa tra i 32 e i 44 anni e circa 36mila quelli tra i 29 e i 34 anni. Si tratta quindi di persone che non hanno un’anzianità di servizio elevata, per la maggior parte compresa tra 3 e 10 anni.
«È necessario attuare politiche concrete in difesa della famiglia per garantire la possibilità a chi lo desidera di avere un lavoro e dei figli – prosegue Rosamaria Papaleo – La denatalità è una lenta piaga che sta lentamente logorando la società. Uno dei motivi per il quale non si fanno più figli è anche perché in molti non si possono permettere di abbandonare il lavoro. Prima lo capiranno le istituzioni e prima sarà possibile aiutare le lavoratrici e i lavoratori, fermo restando che le aziende e sindacato possono incidere positivamente nel facilitare la conciliazione vita lavoro attraverso la contrattazione di secondo livello». —
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