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LA DOMENICA

Dove si è chiuso Vecchi? Nello studiolo. Serve una giunta forte non accontenta-tutti

Stefano Scansani
Dove si è chiuso Vecchi? Nello studiolo. Serve una giunta forte non accontenta-tutti

Martedì è prevista la presentazione del nuovo governo cittadino. Il sindaco è nel pensatoio. Il recupero del consenso e la riforma comunale, prima della chimica delle molecole politiche

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REGGIO EMILIA. Sapete dove me lo immagino in queste ore il sindaco Luca Vecchi? Chiuso in uno studiolo alla maniera rinascimentale, tutto concentrato nella definizione della giunta nuova. A limare i dettagli a soppesare le deleghe, le porzioni di esse, la loro distribuzione. Vecchi serrato nel pensatoio, distaccato dal mondo (quello dei tiramenti di giacca e dei non ti scordar di me). Nello studiolo. Immagine classicista che se traslata nella nostra contemporaneità non raffigura Vecchi come un principe machiavellico o un filosofo neoplatonico, ma un decisore solitario, un politico autocratico. Chi lo conosce bene racconta che quando Vecchi si sente pressato da richieste o tentativi di condizionamento, lui si chiude. Va a  decidere nello studiolo.

NON È COME LE ALTRE VOLTE

Sapete che cosa temo? La presentazione, martedì, pare, di una giunta accontenta-tutti, cioè tutti gli alleati, le liste satelliti, i pianetini e le meteore perché questo universo in espansione fino all’epocale ballottaggio/spauracchio ha garantito la rielezione a Vecchi. Certo, la consuetudine e le relazioni pretendono che chi vince debba riconoscere, scegliere, distribuire, premiare... ma stavolta non è come le altre volte. Perché innanzi tutto, mi pare, che non sia stata affrontata un’analisi dettagliata dell’esito elettorale con la ricerca delle fragilità, delle falle, delle responsabilità e delle prospettive. Perché, poi, tra un quinquennio, si tornerà a votare.

MACCHÉ SALATI

Il Pd e Vecchi insieme stanno ancora inspirando ed espirando aria dal 26 maggio e dal 9 giugno. Cioè: lunghissimo sospiro di sollievo ancora in corso. Da quelle date non s’è vista e sentita la salutare rielaborazione del rischio patito, del trauma superato. In termini non elettorali ma filosofici il Pd non ha vinto, bensì ha tenuto il Comune di Reggio Emilia. Il pericolo era stato incarnato non certo dal candidato del centrodestra Roberto Salati, per l’avventura del quale immagino neanche Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia abbiano elaborato la sconfitta (e la scelta).

Il pericolo per il Pd e dintorni era stato incarnato dalla obsolescenza dello stesso sistema e dalla risposta fiacca o ritardataria a temi come la sicurezza, la strada, la gente, l’ambiente, e dal fenomeno che recentemente ho definito amministrativismo. Fenomeno che ingessa la macchina comunale, separa l’apparato dirigenziale da quello politico. Sovrappone il primo al secondo. Il primo ha egemonia sul secondo. E qui Vecchi deve entrare con la leva, cambiare il motore. Non riparare.

ULTIMA LINEA DI CREDITO

Sapete che cosa temo? Che il sindaco, il Pd, la maggioranza, superato il rischio, non abbiano inteso la lezione subìta e che nei prossimi 5 anni vivano in una dimensione priva di nemici veri, oppositori d’assalto. Il loro sarà un potere politicamente indisturbato. Un rettilineo fino al 2024 dove però il mondo intorno cambia vorticosamente insieme all’elettorato e al pensiero del Paese.

Il risultato delle comunali per il centrosinistra è stato un tagliando, un’ultima linea di credito accordata dai cittadini. Senza un rinnovamento (una “renovatio”, si direbbe nello studiolo rinascimentale) l’azzardo allora è quello di sommare all’amministrativismo – segnalato da 33 avvisi di garanzia totali e sparsi - il cosiddetto politicismo. Una ideologia – il politicismo - di comportamento e gestione della cosa pubblica di cui circola l’idea si perpetui da un settantennio.

UNA GIUNTA FORTE

Che serve? Una giunta forte. Fatta di assessori con deleghe piene e obiettivi precisi, che sia oltre la chimica delle rappresentazioni delle molecole (Pd in purezza, post-renziani, dem, fedelissimi, espressioni di lista, campioni di preferenze, debuttanti, usato sicuro). Un governo cittadino che sia al di là della mentalità dello studiolo, dell’armadietto, dello stipetto, del cassetto dove i dominanti conservavano il cosmo miniaturizzato in naturalia, artificialia e mirabilia. Tutto sotto controllo, tutto ordinato secondo i parametri e i programmi di Vecchi.

Lo scopo dell’anti-studiolo che oggi propongo è invece la discontinuità, che è stata pretesa dal risultato elettorale comunale, anche quello del centrodestra e pentastellato, perché Vecchi e i suoi oltre al diritto a governare, hanno il dovere di recuperare consenso. Se il Vecchi-bis non riparte da questo obiettivo, nel 2014 lo studiolo diventerà piccolo piccolo, stretto stretto, svanito svanito.

s.scansani@gazzettadireggio.it

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