«Il gip ha respinto la richiesta di misura per Scarpati»
REGGIO EMILIA. Tra i nomi più altisonanti nell’inchiesta sugli affidi dei minori, c’è quello del direttore generale dell’Ausl di Reggio Fausto Nicolini. L’avvocato Franco Mazza lo difende senza preoccupazioni: «Nicolini è rimasto sorpreso ma è molto tranquillo - dice Mazza – È un iper garantista. Mi pare di poter dire che la contestazione che ancora non conosco è molto borderline ed è di natura amministrativa perché addirittura gli si imputerebbe di non aver potuto o voluto portare a termine un disegno amministrativo che non so quale sia di preciso. Quindi siamo molto sereni». E ancora: «Tutti sappiamo chi è e siamo rimasti sorpresi. Ma la contestazione è di abuso d’ufficio tentato. Direi marginale». Agguerrita invece Rosanna Beifiori, difensore del collega Marco Scarpati, e che ricorda come la misura dei domiciliari chiesta per il suo assistito, sia stata rigettata dal gip Luca Ramponi. «L’impianto accusatorio su Scarpati non tiene, lo ha stabilito chiaramente il giudice». L’avvocato Scarpati è uno dei maggior esperti in tutela dei minori, spesso chiamato anche per le costituzioni di parte civile in casi di abusi su minori. Secondo chi indaga avrebbe ottenuto un ingiusto vantaggio patrimoniale per gli incarichi sempre a lui affidati dall’Unione e dai Servizi relativi. Sotto accusa gli affidamenti a persona fino al 2015, per poco meno di 15mila euro. Poi, con l’entrata in vigore del Decreto legislativo 50 del 2016 connesse alle linee guida dell’Anac gli venivano liquidati circa 50mila euro.
L’inchiesta conta al momento 27 indagati e 17 persone colpite da misura. Uno dei tronconi principali riguarda l’affidamento del servizio di psicoterapia – di importo superiore ai 40mila euro – che avrebbe procurato ingiusto vantaggio al centro studi “Hansel e Gretel”, ovvero alla Onlus che ha sede nel Torinese e ai suoi membri, Claudio Foti, 68enne psicoterapeuta e la moglie e collega Nadia Bolognini 49enne entrambi residenti a Roletto (Torino) e Sarah Testa, torinese 33 anni. Secondo gli investigatori esercitavano sistematicamente, a nessun titolo, l’attività di psicoterapia a titolo oneroso ai bambini seguiti dal Servizio sociale della Val d’Enza nella struttura pubblica “La Cura” di Bibbiano, messa a disposizione dall’Unione. Si parla di un ingiusto profitto calcolato in 135 euro all’ora. Il doppio rispetto al mercato. —
E.L.T.
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