Mille bimbi in carico ai servizi Val d’Enza
Ieri interrogatori di garanzia per Anghinolfi e Monopoli Un difensore: «Facciamo parlare i giudici, non le ipotesi»
REGGIO EMILIA. Sono iniziati ieri in mattinata gli interrogatori di garanzia per l’operazione Angeli e Demoni sul presunto giro di affidamenti illeciti di bambini nella provincia di Reggio Emilia. Davanti al Gip Luca Ramponi è comparsa Federica Anghinolfi, dirigente dei servizi sociali dell’Unione dei Comuni della Val d’Enza considerata dagli inquirenti figura chiave del sistema oggetto dell’indagine. Oltre a lei c’è l’assistente sociale Francesco Monopoli, entrambi agli arresti domiciliari e accusati di aver calcato la mano con i minori attraverso diverse metodologie. «Il mio assistito ha risposto a tutte le domande del giudice e ha confermato quanto aveva scritto nei report salvo essere accusato per il lavoro che ha svolto in maniera meticolosa» afferma Nicola Canestrini, difensore di Monopoli: «Se ci saranno delle condanne paghino giustamente. Ma non è che il sospetto può diventare un sistema per dire che tutto questo va smantellato e il dare supporto psicologico è sbagliato. Affatto. Perché è giusto che ci sia questo supporto psicologico. Se qualcuno ha fatto il furbo nessun problema. Siamo in prima linea con voi per chiedere chiarezza. Fino a quando ci sono delle ipotesi lasciamo che i giudici parlino, non facciamo parlare gli investigatori. Perché loro fanno delle ipotesi, giustamente, ma sono solo ipotesi».
Nell’ottobre scorso, mentre erano da poco scattate le indagini specifiche sul caso da parte della procura di Reggio, al teatro Metropolis di Bibbiano si teneva il convegno “Rinascere dal trauma: il progetto La Cura”, organizzato dall’Unione Comuni della Val d’Enza, in collaborazione con l’azienda Usl-Irccs di Reggio Emilia.
Un convegno, che ha visto la partecipazione di numerosi e qualificati esperti, e che ha goduto della presenza in sala di tanti operatori dei servizi sociali, sanitari, educativi, insegnanti e forze dell’ordine oltre a numerosi cittadini interessati alle problematiche che attengono all’ambito familiare.
Il tema affrontato – quello del trauma infantile, dei minori vittime di violenza e abuso psicologico e fisico – per la sua complessità rappresenta una realtà rispetto alla quale l’Unione della Val d’Enza aveva avviato fin dal 2013 un lavoro qualificato e costante. Un impegno che ha portato, nel 2016, all’avvio del progetto “La Cura”, centro ora nell’occhio del ciclone. «Per la buona riuscita del nostro lavoro – aveva spiegato Federica Anghinolfi – è molto importante che ci sia sintonia d’intenti e la massima collaborazione tra le componenti che operano in questo settore e cioè: il tribunale dei minori, la sanità e gli operatori sociosanitari. Soltanto così si possono ottenere buoni risultati contro la piaga dell’abuso sui minori».
In quell’occasione la dirigente dei servizi sociali, alla presenza anche del sindaco Carletti (ora entrambi ai domiciliari) aveva snocciolato i numeri della Cura. «Grazie al progetto “La Cura”, rispetto al 2017 (1.060 minori a carico dei servizi sociali dei Comuni della Val d’Enza), la situazione è migliorata, ma c’è ancora molto da fare». Secondo la Anghinolfi, «negli ultimi 10 anni il 43% dei minori seguiti dai servizi sociali è stato vittima di violenze». —
E.L.T.
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