Abusi sessuali, pena definitiva per l’ex presidente del “Piolo”
La Cassazione ha respinto il ricorso: confermata per Gozzi la condanna a 4 anni e mezzo di carcere
VIANO. Il ricorso viene giudicato inammissibile dalla Cassazione, quindi dopo undici anni diventa definitiva la condanna (a 4 anni e mezzo di reclusione) nei confronti del 60enne Vincenzo Gozzi, cioè l'ex presidente della cooperativa sociale "Piolo" accusato di abusi sessuali nei confronti di una 16enne che nel 2008 era ospite della struttura di Regnano di Viano (rivolta a ragazzi in difficoltà).
La denuncia della 16enne – che aveva dato origine anche ad una perquisizione all’interno della comunità, all’epoca frequentata da circa 400 ospiti – era arrivata mesi dopo gli abusi sessuali. L’episodio più grave, secondo l’accusatrice, era stata un'aggressione a sfondo sessuale avvenuta nella stalla dei cavalli.
L’intera inchiesta – coordinata dal pm Maria Rita Pantani – si era basata sulla testimonianza della minore, definita credibile in sede di incidente probatorio, mentre l’imputato ha sempre negato, dichiarandosi del tutto estraneo ai fatti, non cercando mai un patteggiamento perché convinto della sua innocenza.
L’11 ottobre 2012 il tribunale di Reggio aveva emesso la sentenza di primo grado: 4 anni e mezzo, con il riconoscimento dell’attenuante dell’ipotesi lieve e l’applicazione delle pene accessorie, fra cui il divieto per Gozzi di entrare in contatto con minori. Al contempo la condanna al pagamento dei danni alle parti civili: 10mila euro alla ragazza accusatrice (tutelata dall’avvocato Vera Sala) e 5mila euro al Comune di Reggio (che tramite i servizi sociali inviava i giovani in quella comunità, in aula l’avvocato Francesca Ghirri). Nella requisitoria il pm Pantani aveva rimarcato come lo stesso perito della difesa avesse osservato che il tipo di personalità disturbata della ragazza (ritenuta credibile) l'avrebbe resa capace di tantissime accuse fantasiose, ma che non lo aveva fatto: aveva parlato in particolare di un'aggressione di tipo sessuale avvenuta nella stalla dei cavalli. Sempre la 16enne tendeva ad evitare due argomenti: il sesso e la comunità del Piolo. In quel periodo la giovane teneva un diario, nel quale parlava di "mostro". Ma era stata lei stessa a spiegare che con quel termine si riferiva ai propri problemi, e non a Gozzi, mentre aveva specificato che voleva proprio parlare di Gozzi quando denunciava certi fatti.
Sentenza confermata anche dalla Corte d’appello di Bologna e su cui ora è giunta la parola definitiva della Suprema Corte. —
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