Urla e minacce, ragazzina tolta alla coppia da incubo
Due donne sposate devono stare ora ad almeno un chilometro dalla bimba Sono affidatarie vicine alla Anghinolfi: tante le vessazioni nelle intercettazioni
REGGIO EMILIA. L’hanno sgridata, con urla feroci e parolacce, per futili motivi ma giungendo in una occasione a minacciarla con estrema rabbia di sbatterla fuori dall’auto sotto la pioggia fermando la macchina e aprendo lo sportello, continuando ad urlare, denigrando poi i genitori naturali e urlando «Io non ti voglio più». È uno dei casi più contestati dalla procura nell’inchiesta Angeli e Demoni e riguarda una coppia di donne sposate e affidatarie, accusate di maltrattamenti e vessazioni nei confronti della bimba che gli era stata assegnata dai servizi sociali della Val D’Enza, tolta ai genitori naturali.
Forse il caso più eclatante, difficile da digerire visto quanto riportato nell’inchiesta, e che ha portato il giudice Luca Ramponi a togliere subito l’affidamento alla coppia, prescrivendo il divieto di avvicinamento a più un chilometro dalla bimba oltre al divieto di comunicare con lei.
Un’altra frattura emotiva nella vita della ragazzina, vittima che non trova pace in questo tira e molla. Gravi motivi che hanno portato la procura a chiudere la prima fase dell’inchiesta lampo per strapparla a quelle vessazioni. Le due donne avrebbero incolpato senza motivo la bambina «di porre in essere attività asseritamente masturbatorie e sadiche sul gatto domestico indicandone la causa nei maltrattamenti dalla minore subiti da parte dei genitori» scrive il gip nell’ordinanza.
Inoltre le due donne partecipavano alle sedute con la psicoterapeuta Nadia Bolognini (ora ai domiciliari), «inculcando nella minore la convinzione di essere stata abbandonata e maltrattata presso la famiglia di origine». La sequenza però non si arresta qui, come riportato nell’indagine che ha ricostruito il rapporto tra la coppia e la bimba nel periodo compreso tra il 2016 e la fine del 2018, anno quest’ultimo in cui le due donne sono convolate a nozze tramite un’unione civile.
L’altro pezzo che incrina la credibilità del sistema degli affidamenti riguarda i rapporti diretti tra le due donne e la dirigente – nonché dominus – dei servizi sociali della Val d’Enza, Federica Anghinolfi.
Una delle due donne risulta aver avuto una relazione sentimentale in passato con la dirigente. Un intreccio amicale e di interessi, che tocca anche altri protagonisti della vicenda, messo sotto indagine dalla procura di Reggio e dai carabinieri, che nelle captazioni rilevano come una delle due donne affermi di essere consapevole di essere intercettata.
Ma a colpire gli investigatori è l’atteggiamento in privato di una delle due adulte, che avrebbero dovuto prendersi cura della bimba. Nelle intercettazioni ambientali la si sente mentre emette urla deliranti in cui manifestava il proprio odio contro Dio con ininterrotte bestemmie di ogni tipo alternate d’improvviso a canti eucaristici. O interi colloqui con persone immaginarie in cui la donna simula di intavolare ogni tipo di conversazione, con incredibile pathos emotivo di gioia o rabbia, formulando le domande e dando le risposte con voci differenti. O la simulazione di liti con i carabinieri e con il pubblico ministero, «in totale evidenza di squilibrio mentale» riportano gli investigatori, che poco dopo decidono che la misura è colma e che è necessario portare via la bimba a quella coppia per poterla meglio tutelare. —
Enrico Lorenzo Tidona
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