Gazzetta di Reggio

Reggio

lo strapotere 

Consulenti, pediatri, maestre e carabinieri nella rete del falso

Am.P.

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bibbiano. Lo strapotere della dirigente Anghinolfi e degli psicologi e psicoterapeuti di Hansel & Gretel era assoluto e non guardava in faccia nessuno: professionisti Ausl, maestre, servizi sociali di altre regioni, giudici, perfino i carabinieri sono caduti nella trappola delle false attestazioni. D’altronde nessuno sospettava la malafede dei professionisti del servizio sociale: gli addetti ai lavori tendevano a credere alla serietà delle loro richieste.

Quello che lascia stupefatti è l’assenza di una verifica super partes, che ha reso possibile parecchi soprusi.

Il “gruppo” di Barco arrivava a scavalcare – tramite la via più semplice, l’omissione, bastava mettere in un cassetto certi atti, ma anche stravolgendo completamente i documenti non favorevoli – i pareri di pediatri stimati come il medico Ausl Alessandro Ubaldi. In un caso, la difficoltà a defecare di una bimba diventa – secondo l’interpretazione degli assistenti sociali – un sintomo di violenza sessuale, in un secondo tempo sconfessata dal referto medico; mentre un altro bimbo che il pediatra definisce «dalla crescita normale e regolare» viene trasformato nelle relazioni in «troppo esile, e denutrito».

In un altro episodio ulteriore il pediatra viene «tratto in inganno» per ottenere il certificato necessario a sottoporre ad una visita ginecologica «invasiva» superflua una minore di quattordici anni.

Le figure apicali de “La Cura” (in questo caso specifico, l’assistente sociale Francesco Monopoli e l’onnipresente Anghinolfi) non hanno avuto remore nemmeno a prendersi beffe dei carabinieri: come quando i militari intervenuti in un’abitazione (è il 7 giugno 2016) trovano tutto in ordine, mentre nella relazione del servizio sociale si parla di «cibo avariato lasciato sui mobili da diversi giorni». Circostanza mai avvenuta, ma finalizzata a supportare la tesi «dell’abbandono morale e materiale» della bimba vittima di turno, mentre il padre si trovava semplicemente «a Parma per lavoro e non era consapevole che la minore fosse a casa da sola».

Nelle relazioni delle assistenti sociali, poi, sono misteriosamente sparite o lette in senso opposto documenti indirizzate alle insegnanti di scuola, che non coincidevano affatto con le ipotesi più turpi.

In una circostanza si attesta di aver attivato i Servizi Sociali di una città calabrese «per una fattiva collaborazione finalizzata ad una valutazione genitoriale del padre»: peccato che i colleghi non fossero mai stati interpellati.

Tratti in inganno, in diverse occasioni, perfino i Ctu (i consulenti tecnici d’ufficio, ausiliario del giudice con precise funzioni nei processi civili): bastava dichiarare il falso nelle relazioni (ad esempio che il bimbo o la bimba non voleva rientrare nella famiglia d’origine, quando era vero il contrario), «al fine di indurre in errore il Ctu», che non conoscendo i dettagli si basava, come avviene di prassi, sugli atti trasmessi. —

Am.P.

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