Gazzetta di Reggio

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chi si è rifiutato 

L’assistente precaria si è opposta alle direttive

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bibbiano. In questa tremenda storia c’è anche chi si è opposto all’andazzo prevalente. Chi non si è girato dall’altra parte, chi si è rifiutato – per quanto poteva – di partecipare. Tra chi ha agito con coscienza figura una assistente sociale precaria che, in più di una occasione, si è opposta alle direttive incomprensibili che le venivano impartite: senza esito, poiché com’è ovvio la sua superiore Anghinolfi dettava legge. Ma il ruolo di un’assistente sociale (della quale omettiamo il nome per tutelarla, che non figura tra gli indagati e cheè stata una testimone interna fondamentale) merita una menzione di merito. In una circostanza, il 28 febbraio 2018, la dirigente Anghinolfi (perciò accusata di violenza privata) «attraverso forme di violenza consistite in indebite pressioni costantemente esercitate su di lei e approfittando della propria posizione di “dominanza” in virtù dell’immagine pubblica maturata all’interno del servizio sociale, nonché della debolezza della lavoratrice precaria, costringeva la stessa a redigere in poche ore» una relazione su una bimba «imponendole di attestare falsità». Falsità grosse come una casa, solo per ottenere l’allontanamento immediato della bimba, che difatti è avvenuto.

Si faceva come voleva la dirigente. Il 6 marzo 2018 l’imposizione si ripete.

«Anghinolfi, approfittando della propria posizione di supremazia», costringeva l’assistente a redigere una falsa relazione su un bimbo straniero «allo scopo di eseguire l’allontanamento del minore dall’abitazione familiare il giorno seguente, allontanamento cui l’assistente sociale si rifiutava di partecipare». —

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