Maltrattamenti all’ex moglie 47enne condannato a un anno
Battaglia legale davanti al gup sulla ricostruzione della convivenza “incriminata” Lui ha parlato solo di un rapporto infelice, lei non si è costituita parte civile in aula
RUBIERA. Una convivenza finita nel peggiore dei modi, e colpisce la durata dei maltrattamenti che vengono contestati all’ex marito ora 47enne: ben dieci anni, chiusi nell’aprile 2015. Una vicenda delicata che è emersa ieri mattina – in tribunale a Reggio Emilia – davanti al gup Luca Ramponi.
Ma cosa sarebbe accaduto, secondo il pm Maria Rita Pantani, titolare dell’inchiesta approdata all’udienza preliminare?
UN LUNGO INFERNO
Per gli inquirenti, erano volati schiaffi, pugni alla donna (di tre anni più giovane) e minacce di gettarla dal balcone.
L'aveva anche chiusa in casa e una volta le ha stretto le mani al collo e puntato contro il coltello.
Non solo: quando lei – che se n’era andata dalla casa coniugale – è stata ospitata in un centro antiviolenza, le aveva telefonato in modo ossessivo, oltre a seguirla negli spostamenti e a screditarla in modo molto pesante con gli amici, dicendo che era pazza, che avrebbe tentato il suicidio e che avrebbe subito violenze dal padre da bambina.
Quattro anni fa la donna sporse denuncia ai carabinieri, dando così l’avvio all'indagine.
Ieri il pm Pantani, partendo dalla pena base di tre anni di reclusione, ha chiesto due anni di carcere (per effetto dello sconto di pena dovuto al rito abbreviato).
L'imputato si è proclamato innocente, ammettendo solo di aver trascurato la donna nel periodo di convivenza, dando il “quadro” di un rapporto infelice.
Tramite l’avvocato difensore Massimiliano Pergetti ha chiesto l'assoluzione per non aver commesso il fatto.
La difesa – che ha svolto proprie indagini – ha messo in evidenza molte contraddizioni.
L’ex moglie – per esempio – ha citato come testimone il medico di base che, una volta sentito, ha detto di non sapere nulla: gli risultava soltanto di aver ricevuto confidenze su maltrattamenti finiti però nel 2004.
Agli atti non vi sarebbero certificati medici che attestino le botte, ma solo una fotografia della donna con un livido sulle spalle.
IL VERDETTO
Il gup Luca Ramponi è uscito dalla camera di consiglio con una sentenza di condanna ad un anno di reclusione (pena sospesa), concedendo le attenuanti generiche su cui può aver pesato il fatto che l’imputato 47enne (sempre presente alle udienze) è incensurato e ha avuto un comportamento processuale collaborativo.
L’ex moglie non si è costituita parte civile, i due si sono già separati consensualmente, hanno voltato definitivamente pagina e fra loro i rapporti sarebbero migliorati.
Una volta lette le motivazioni della sentenza, non è escluso che il caso finisca in Appello. —
T.S.
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