A Reggio l’economia è in sofferenza Crescita più lenta e male il terziario
Bene sanità, assistenza sociale, consulenza gestionale e le imprese di assistenza alle produzioni meccaniche
REGGIO EMILIA. L’economia reggiana è solida ma le criticità strutturali che stanno affiorando accendono alcune forti preoccupazioni. Nel 2019 si profila una certa stagnazione e la stima di crescita è inferiore alla media regionale.
Sono alcune delle indicazioni emerse dal Rapporto Ires Cgil presentato nella sede della Camera del Lavoro alla presenza del segretario provinciale Ivano Bosco e del sindaco Luca Vecchi.
L’illustrazione del documento è stata curata da Marco Sassatelli di Ires Emilia Romagna mentre, per la Cgil reggiana, Khedidja Sayah ha condotto l’analisi quali-quantitativa del mercato del lavoro in ambito locale.
L’Istituto di ricerche economiche sociali (Ires) ha valutato le performance reggiane e si è detto convinto di un cammino molto meno positivo rispetto al passato. In primo luogo c’è la criticità demografica, con una flessione dei residenti e il peggioramento dell’indice di vecchiaia: siamo di meno e con sempre più anziani. Poche le nascite in l’Emilia Romagna e in particolare nel Reggiano, dove ci sono 2.711 residenti in meno del 2012: una flessione causata dalla debolezza congiunturale iniziata nella prima parte del decennio. Sempre di più gli ultra65enni rispetto a chi ha meno di 15 anni.
Poi c’è il valore aggiunto. Secondo Prometeia nel 2018 l’economia reggiana è cresciuta a un tasso dell’1,1%, inferiore all’economia regionale salita dell’1,4% e meno anche delle altre province del sistema manifatturiero in cui è pienamente integrata. Parma è salita dell’1,7%, Modena dell’1,5%, Bologna dell’1,8%. E non basta, perché per il 2019 le attese stimate sono di un forte rallentamento in tutto l’ambito regionale. Bologna dovrebbe fermarsi a +0,5%, Modena a +0,3%, Parma a +0,4%. E Reggio? La nostra economia dovrebbe crescere dello 0,1% confermando per il terzo anno consecutivo la performance più bassa dell’Emilia Romagna e una sostanziale e inusitata stagnazione.
Sul fronte della produttività (rapporto fra valore aggiunto e unità di lavoro equivalenti), dal 2004 al 2018 il sistema Reggio è rimasto quasi immobile con un +0,05% medio annuo (0,44% in regione). Nel decennio 2008-2018 è salito dell’1,7% mentre in regione è cresciuto del 3,3%. Le performance peggiori riguardano il terziario (-0,63%) e soprattutto le costruzioni (-1,73%). In ascesa la produttività industriale (+1,03%) e quella agricola (+4%) l’unica al di sopra dei livelli regionali.
Nel 2018 è inoltre proseguita, anche se rallentata, la contrazione del tessuto imprenditoriale. Il 31 dicembre 2018 c’erano 48.795 aziende, dieci anni prima se ne contavano 53.461; se ne sono perdute 4.846. Anche questo fenomeno è più significativo dei mutamenti delle altre province emiliane. Lo scorso anno il rallentamento si è visibilmente frenato e la riduzione è rimasta alta solo in agricoltura e costruzioni.
E veniamo alle positività. Nelle manifatture forte crescita di imprese d’assistenza alle produzioni meccaniche (+7,9%), nei settori elettrico ed elettronico (+1,8%) e materie plastiche (+0,8%). In ascesa anche i settori dei servizi nella ricerca (+7,9%), sanità e assistenza sociale (+7,5%), consulenza gestionale e attività professionali (+4,8%).
Dinamica spiccatamente differenziata fra imprese artigiane e non. Le prime hanno cominciato a scendere nel 2008 e anche nel 2018 c’è stato un calo dell’1,8%.
Punto di forza di Reggio è infine l’export, tanto che in un decennio le esportazioni, che erano il 51,5% della produzione, sono salite al 68%.
L’elemento è strategico e si sta estendendo ai principali settori, sino a fare del nostro territorio una piattaforma di transito per il mercato internazionale.
È però anche un fattore delicato, vulnerabile, perché così si dipende sempre di più da situazioni politiche ed economiche esterne, incontrollabili. Tutti gli elementi considerati influiscono ovviamente sul mercato del lavoro, su cui si è soffermata Khedidja Sayah e dove, fortunatamente, ci sono stati, nel 2018, segnali positivi. Le unità di lavoro generate dalle attività economiche reggiane nel 2018 sono state 233.273 distribuite in quattro settori: servizi, industria, costruzioni, agricoltura. Un buon recupero che ha però un punto critico: i giovani hanno un alto il tasso di disoccupazione e molto spesso sono precari. Per il 18% di chi ha da 15 a 24 anni il lavoro resta un sogno. —
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