Inchiesta sugli affidi, indagati anche Paolo Colli e Paolo Burani
Reggio Emilia, gli ex presidenti dell’Unione sono accusati di falsità ideologica. Ieri in Procura la sfilata dei sindaci di allora, informati dei fatti
REGGIO EMILIA. Come un sasso nello stagno. Si allarga a cerchi concentrici l’inchiesta, condotta dai carabinieri e coordinata dal pm Valentina Salvi, denominata “Angeli e demoni” sul Servizio Sociale Minori dell’Unione Val d’Enza. Il numero degli indagati – a vario titolo e con capi d’imputazione differenti – sale a 29. Emerge solo ora che i due nuovi indagati – che hanno ricevuto l’avviso di garanzia giovedì scorso (27 giugno) insieme agli altri 27 – sono gli ex sindaci di Montecchio (Paolo Colli) e di Cavriago (Paolo Burani), che hanno ricoperto in sequenza il ruolo di presidenti dell’Unione (entrambi a costo zero, come di prassi): Colli dal 25 maggio 2014 fino al 26 aprile 2018, quando si è avvicendato Burani fino alle elezioni amministrative del 26 maggio scorso (non essendo stato ricandidato sindaco è decaduto).
I due ex presidenti dell’Unione sono accusati del reato di «falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale in atti pubblici». Nel frattempo, ieri, si è svolta un’inattesa sfilata di ex fasce tricolore componenti della Giunta dell’Unione, convocati in Procura in quanto persone informate dei fatti.
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Accusa amministrativa. Occorre sottolineare che la posizione di Paolo Colli e Paolo Burani non ha nulla a che fare con il filone che gli inquirenti hanno definito «il supermarket dei minori da dare in affido»: i sei casi accertati (accanto ad altri undici, fotocopia ma non addebitati) di minori che secondo l’impianto accusatorio hanno subìto un lavaggio del cervello e affidi “facili” tramite false relazioni in grado di determinare il futuro dei bambini. Invece agli ex presidenti Colli e Burani viene mosso un addebito di natura amministrativo. L’articolo 479 del codice penale recita: «Il pubblico ufficiale che ricevendo o formando un atto nell’esercizio delle sue funzioni attesta falsamente che un fatto è stato da lui compiuto o è avvenuto in sua presenza o attesta come da lui ricevute dichiarazioni a lui non rese ovvero omette o altera dichiarazioni da lui ricevute o comunque attesta falsamente fatti dei quali l’atto è destinato a provare la verità». Le pene variano a seconda delle fattispecie del reato, ma la spiegazione doverosa è che la falsità ideologica, a differenza del più grave falso materiale, non significa una “produzione” del documento fasullo: basta l’approvazione di una delibera che contiene attestazioni o dichiarazioni non veritiere.
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La sfilata in tribunale. Nel frattempo ieri mattina in tribunale si è registrata un’adunanza forzosa degli ex sindaci del distretto. Coloro che all’epoca dei fatti costituivano la giunta dell’Unione sono stati convocati al quinto piano della Procura, dov’è situato l’ufficio del pm Salvi, come persone informate dei fatti. Nonostante si sia trattato di una convocazione di routine, per fornire al magistrato alcune delucidazioni su passaggi e procedure, davanti alle telecamere di Rai3 le reazioni sono state diverse: c’è chi si è coperto il viso con il decreto di citazione; chi, come Marcello Moretti (Sant’Ilario), ha accelerato il passo verso l’auto; chi è transitato con calma e chi, come Edmondo Grasselli (ex vicesindaco di San Polo che presenziava in Unione in vece di Mirca Carletti in virtù della delega al sociale), al termine della seduta è stato rassicurato sul fatto che può partire per le ferie. In questo momento di bufera mediatica, con trasmissioni tv che ogni giorno si occupano dello scandalo Val d’Enza, tutti vogliono evitare di essere risucchiati dal gorgo del fango: da qui i cellulari delle persone informate dei fatti (potrebbero essere chiamati a processo come testimoni) ieri rigorosamente spenti. —
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