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Carletti in aula: un fiume in piena «Si è fidato della dirigente»

Ambra Prati
Carletti in aula: un fiume in piena «Si è fidato della dirigente»

L’avvocato Tarquini: «Rassicurato sulla liceità del metodo» Tra le contestazioni del pm Salvi l’omissione di controllo

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Lo aveva preannunciato tramite il suo legale, il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti: «Spiegherò tutto». E ieri, nella seconda tranche degli interrogatori di garanzia a carico delle 17 persone colpite da misura cautelare – sui 29 indagati complessivi dell’indagine “Angeli e demoni” che sta spaccando la Val d’Enza in fazioni di colpevolisti e innocentisti – Carletti ha mantenuto la parola, dimostrandosi un fiume in piena e rispondendo alle fitte domande che il pm Valentina Salvi e il Gip Luca Ramponi hanno posto.

momenti di tensione

Nella seduta di ieri durata circa due ore, dalle 10.15 alle 12, Carletti ha tenuto la scena provocando, a tratti, la reazione del pm, irrequieta sulla sedia e con una tensione malcelata. Al termine Carletti ha stretto le mani a tutti, dai carabinieri in borghese allo stenotipista fino al pm.

In qualità di assessore alle Politiche sociali dell’Unione Va d’Enza Carletti, tuttora sindaco di Bibbiano ai domiciliari, deve rispondere di due capi d’imputazione: abuso d’ufficio e falso ideologico.

«L’abuso è un delitto doloso, che sussiste solo quando il comportamento burocraticamente scorretto è finalizzato ad un profitto proprio o di terzi – ha spiegato l’avvocato difensore Giovanni Tarquini, a margine dell’udienza a porte chiuse – Al mio assistito non viene contestato alcun profitto, anzi lui stesso ha raccontato che l’impegno gli costava ore e ore di riunioni. Sull’eventuale profitto di terzi, Andrea Carletti ha sottolineato più volte di non aver mai voluto favorire gli psicoterapeuti: il suo unico obiettivo era la tutela dei minori».

Su questo tasto il primo cittadino («all’inizio vittima, lui ritiene non casualmente, di cattiva informazione», ha chiosato il legale) ha insistito, sottolineando «l’assoluta buonafede nel promuovere il progetto “La Cura”, per dare una risposta ai bisogni delle fasce deboli».

Sul falso ideologico, riferito all’appostazione in bilancio di somme con false causali approvate dall’Unione (il medesimo addebito mosso agli ex presidenti dell’Unione Paolo Colli e Paolo Burani), «il mio assistito ha spiegato di essere stato rassicurato più di una volta sulla liceità della correttezza del metodo» dalla dirigente (Federica Anghinolfi) e dai collaboratori, «nei quali aveva piena fiducia».

Il pm Salvi ha sobbalzato, obiettando che Carletti aveva l’obbligo di vigilanza, ricordando anche la «copertura politica» risultante agli atti. «Su questo aspetto il mio assistito ha confermato l’input politico e la volontà di procedere su quella strada nel rispetto delle regole, essendo convinto della bontà della struttura modello, tra l’altro oggetto di audizioni in Regione e Senato – ha proseguito Tarquini – L’omesso controllo non è un reato, aggiungo io». Il difensore ha chiesto la revoca dei domiciliari; il Gip Ramponi si è riservato, dopo aver raccolto il parere del pm, che ha tempo due giorni per esprimersi. Il sostituto procuratore però ha già indicato, nell’ordinanza di custodia cautelare, il «pericolo di inquinamento delle prove» che a suo avviso Carletti avrebbe tentato a partire da dicembre, quando le perquisizioni e i sequestri avevano svelato l’indagine, e il pm Salvi potrebbe far leva sul fatto che l’amministratore è tuttora in carica. L’esito sulla misura potrebbe arrivare sabato.

il gesticolare di foti

Ultimo in ordine di tempo, anche lo psicoterapeuta e direttore scientifico di Hansel & Gretel Claudio Foti ha risposto alle domande per oltre un’ora, scuotendo la chioma e alzando le braccia con un espressivo linguaggio non verbale. «Al mio assistito sono imputati l’abuso d’ufficio e le tecniche di cura – ha dichiarato l’avvocato Andrea Coffari di Torino, codifensore insieme ad Annalisa Guano – Il dottore avrebbe dovuto essere consapevole che l’affidamento del servizio doveva passare da un bando pubblico: ma questo spetta all’ente pubblico, ad un privato basta fatturare regolarmente e la cifra per ciascuna seduta (135 euro) era quella che praticava abitualmente. Sui metodi della psicoterapia non vorrei che sia in atto uno scontro ideologico. A nostro avviso è stato commesso un errore e confidiamo che sia presto corretto». Per Foti la difesa ha chiesto la revoca dei domiciliari e, se sarà negata dal Gip che si è riservato, «presenteremo istanza al Riesame». Domani gli ultimi interrogatori. —



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