Rapina di un cellulare in strada In aula lei l’accusa e lui nega
La vicenda è dell’aprile 2018 e l’imputato è in cella: ha violato la misura cautelare La giovane fatica a ricordare, per il 31enne fu solo un’arrabbiatura per gelosia
REGGIO EMILIA. Fra quei due giovani nigeriani la tensione rimane sempre alta e il 16 aprile 2018 era scattata l’accusa di rapina impropria per il 31enne Alex Oseiwe Ibadin.
Ma nel processo avviatosi ieri non c’è stato solo l’ennesimo botta è risposta fra i due stranieri, perché a sorpresa l’imputato è arrivato scortato dagli agenti della polizia penitenziaria.
E da quanto emerge il 31enne (difeso dai legali Lucia Larocca e Mario Di Frenna) non solo non ha rispettato il divieto di dimora nel territorio di Reggio Emilia e provincia – a cui era sottoposto da tempo – ma non si trovava proprio più ed era stato considerato latitante su ordine del giudice Silvia Semprini, finché non l’hanno trovato e incarcerato.
Il processo è con rito abbreviato ma legato a sentire la parte offesa, cioè la nigeriana 25enne che accusa il connazionale.
Però lei fatica a ricostruire la vicenda: prima dice che era stata spinta a terra dall’imputato che poi gli aveva preso il telefonino, per poi cambiare versione, cioè che subito le era stato strappato il cellulare e dopo essere stata schiaffeggiata era caduta a terra.
Una testimonianza a cui Ibadin ha voluto subito replicare – tecnicamente tramite delle dichiarazioni spontanee – chiedendo l’aiuto dell’interprete.
«Lei non dice la verità – va subito al sodo l’imputato – abbiamo avuto per un anno una relazione e ha anche abitato da me. Quel giorno ero arrabbiato perché parlava al telefonino con un altro uomo. Non l’ho colpita, è caduta per conto suo. Il telefonino l’ho solamente raccolto da terra».
Un fidanzamento che la donna nega, mentre quel giorno aveva spiegato alla polizia che mentre stava aspettando il bus in viale Regina Margherita davanti a un ristorante che vende kebab, si era ritrovato il conazionale esattamente dietro di sé, in sella a una bicicletta, e subito le chiedeva di andare via con lui. All’ennesimo rifiuto, Ibadin per tutta risposta le aveva strappato il cellulare di mano, un Samsung bianco, facendo per rimontare in bici. La ragazza aveva cercato di tornare in possesso del maltolto, c’era stato uno scambio verbale e il connazionale aveva reagito picchiandola con violenti pugni al volto e facendola cadere a terra.
La giovane era stata soccorsa da alcuni passanti, tra i quali una donna testimone oculare, che aveva confermato la versione della nigeriana. La vittima aveva in seguito dichiarato agli agenti di conoscere l’aggressore, perché domiciliato nel suo stesso palazzo in centro.
E ogni volta che lo incontrava per strada, soprattutto nella zona della Coop di via Sani, l’uomo gli proponeva di diventare la sua ragazza o di fare sesso con lui. Lei si era sempre rifiutata. —
T.S.
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