Addio a Carlo Fantuzzi a lungo segretario della Dc
SCANDIANO. Addio a Carlo Fantuzzi, storico protagonista della politica reggiana. Ieri pomeriggio, nella chiesa parrocchiale del centro di Scandiano, si sono tenuti i funerali dell’81enne Carlo Fantuzzi, fra i decani del mondo politico cattolico, a lungo segretario della Dc e poi nella Margherita. Lascia la moglie Concetta, i figli Monica, Paola e Luca, i generi Ugo e Mauro, la nuora Silvia, i nipoti Lorenzo, Filippo, Benedetta, Federico e Riccardo e la sorella Sandra. Tante persone si sono ritrovate per la cerimonia, a conferma della stima per una conosciuta famiglia scandianese legatissima al proprio territorio, che ha chiesto, al posto dei fiori, offerte per il restauro della chiesa di San Giuseppe.
Fantuzzi ha sempre unito al lavoro e all’impegno parrocchiale l’attività politica all’interno della Dc, segretario negli anni ’70 e ’80, nel periodo in cui a Reggio crescevano i futuri parlamentari Castagnetti e Bonferroni.
Dopo una pausa, era tornato a impegnarsi attivamente nella Margherita a inizio millennio, come referente per il distretto ceramico. Proprio in quel periodo lo ha conosciuto Emanuele Cavallaro, oggi sindaco di Rubiera e all’epoca giovane militante della Margherita. «Quando oggi si parla della “vecchia politica” lo si fa solo con disprezzo. Ed invece in questo paese e in questa terra, c’è stata davvero una Politica con la P maiuscola. Quando ho conosciuto Carlo, lo chiamavo “vecchio democristiano”. Vecchio perché era così oggettivo da sapersi prendere in giro, democristiano perché ne andava ampiamente orgoglioso. Del resto, essere democristiani negli anni della sua gioventù da queste parti non era esattamente una scelta conformista», ricorda. «Io ero assolutamente inesperto, ragazzino, e Carlo fu mandato a commissariarmi, né più, né meno, su di una certa lite tra forze politiche che si era sviluppata nel distretto ceramico. Andando alla riunione, dove si sarebbe consumata una rottura degna di Guareschi, mi fa: “Tieni sempre presente una cosa. In politica, quando vai a una riunione, devi avere in tasca sempre la libertà di alzarti, mandare a girare tutti gli altri e andartene. Se invece di questa libertà, in tasca, hai qualche interesse o altre cose che ti tengono ancorato lì, non sei libero. Allora è meglio che a quella riunione non ci si vada”. La riunione finì da cane e ce ne uscimmo in malo modo. Liberi, però. E forti. Grazie, Carlo». —
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