Gazzetta di Reggio

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il processo 

Assolta la vigilessa derubata della pistola

Tiziano Soresina
Assolta la vigilessa derubata della pistola

Aveva lasciato l’arma in auto dentro uno zainetto. Il difensore: «Il furto in pochi minuti, nonostante le accortezze prese»

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Una vigilessa derubata della pistola d’ordinanza, mai più ritrovata. Un caso spinoso, soprattutto per le implicazioni disciplinari scattate nei confronti della 50enne Claudia Cervi che da 22 anni veste la divisa della Municipale. Con pure implicazioni giudiziarie da ritenersi un precedente importante.

Il furto avviene poco dopo le 13 del 30 giugno 2014. Mezz’ora prima di entrare in servizio la vigilessa – come fa ogni giorno – si reca a casa dei genitori che abitano in un vialetto chiuso che dà su via dei Gonzaga. Parcheggia di fianco alla casa. È in divisa e nell’abitacolo lascia lo zainetto con dentro la pistola (una Walter P99 calibro 9x21) e il cinturone. Chiude l’auto e in pochi minuti entra in garage e riempie due ciotole d’acqua e di cibo per i gattini dei genitori. Al rientro l’amara sorpresa: l’auto è chiusa, ma lo zainetto è sparito. Un furto delicato da subire per un agente. Fa denuncia, il suo racconto viene verbalizzato e l’allora comandante Antonio Russo deve – per legge – trasmettere il tutto in Procura. Le indagini del pm Valentina Salvi portano all’emissione di un decreto penale di condanna di 2.500 euro. Parallelamente s’innesca l’iter disciplinare con una trattenuta sullo stipendio e l’ulteriore passaggio sarebbe lo spostamento ad altro servizio amministrativo del Comune. Ma la vigilessa si rivolge all’avvocato Ernesto D’Andrea che studia il caso e intuisce che vi sono concreti spiragli per impugnare. La conseguente apertura del processo ovviamente “congela” lo spostamento ad altro servizio.

La Procura non cambia idea sulla vicenda e chiede la condanna a 200 euro d’ammenda. La difesa dimostra di avere diverse frecce al proprio arco per chiedere l’assoluzione: la vigilessa fa capo al comando al Foro Boario dove all’epoca non vi erano armadietti per depositare le armi, non ha mai ricevuto osservazioni o note negative dai superiori, ma soprattutto l’avvocato D’Andrea interpreta al contrario i parametri di una sentenza della Cassazione in cui ci fu la condanna per chi era stato derubato dell’arma ma aveva lasciato l’auto a 100 metri dal bar dove era andato a mangiare, parcheggiando la macchina in una zona ad alto rischio-criminalità, con la pistola ben visibile sul sedile. Una situazione lontana anni luce dal comportamento della vigilessa: auto vicina e in una zona tranquilla, la pistola dentro la zainetto. Tesi difensive convincenti, da qui l’assoluzione “perché il fatto non sussiste” disposta dal giudice Stefano Catellani. —



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