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Angeli, demoni e spudorati

Stefano Scansani
Angeli, demoni e spudorati

L'editoriale del direttore Stefano Scansani sull'inchiesta affidi che ha sconvolto la Val d'Enza

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REGGIO EMILIA. Nel paese che felice sventolava la leggenda della nascita del Parmigiano Reggiano, del candore del latte, va calando una storia nera. Una storia che eccede, scavalca gli atti giudiziari sull’affido dei minori in Val d’Enza, e neanche li ha letti. Una storia preventiva che evoca e ha impazienza di dar corpo a orchi, compravendita di infanti, torture, lugubri espedienti per toglierli alla famiglia d’origine...

Chiudete gli occhi mentre il televisore ronza, ringhia e ruspa le invettive del politicume e neanche crederete che il baricentro è Bibbiano. Riaprite gli occhi, pensate davvero ai bambini, soltanto ai bambini e vi convincerete che da questa vicenda dovrebbe stare alla larga il ringhio del commento ignorante e la speculazione dei piazzisti della politica.

In attesa degli esiti dell’indagine - badateci - va succedendo di tutto. In groppa all’inchiesta (che alla fine dovrà davvero fulminare i responsabili, se ci saranno e chi saranno) si è sovrapposta la cosiddetta superinfezione, la bomba della confusione e del tornaconto. Tutti scrivono alla Gazzetta, perché il giornale fa il giornale: media e divulga, pubblica e confronta. Ci pervengono solidarietà, invettive, difese, critiche, distinguo, soddisfazione, lo sapevo, che sorpresa, condannate tutti, non sono tutti così… E in questa schiera di sapienti nessuno che abbia scritto all’indirizzo primario: Procura della Repubblica. Alla quale auguro di fare il suo lavoro, fino in fondo, con inclemenza e inflessibilità.

Succede che le associazioni dei magistrati per i minorenni e la famiglia difendono il sistema, che è buono e coeso; che gli psicologi mettono in guardia sulle generalizzazioni, sulla professionalità della categoria tutta degli assistenti sociali; che i genitori (quelli dentro e fuori l’inchiesta chiamata in modo filmicamente inquietante “Angeli e Demoni”) chiedono alla Giustizia di rivedere le determinazioni che gli hanno tolto i figli.

Solidarietà, incursioni
Succede che il Pd esprime solidarietà agli amministratori elettivi e quindi al sindaco di Bibbiano, Andrea Carletti, che è ai domiciliari. Anche l’Anpi si mobilita. Intorno il Movimento 5 Stelle appronta l’accerchiamento che mette in dubbio sistema e frutti del modello-affidamenti della Val d’Enza. Il ministro di Grazia e Giustizia Bonafede (pentastellato) manda gli ispettori al Tribunale dei Minori di Bologna e alla Procura di Reggio. Non ho finito nel raccontare la stratificazione del caos. Venerdì a Bibbiano c’è stata l’incursione di Fratelli d’Italia guidata da Giorgia Meloni, con striscioni e dirette televisive.

Sul posto
Intanto da non si sa da dove il ministro degli Interni, vicepremier, leader leghista attraverso l’indispensabile Twitter manda a dire: “Dalle parole ai fatti. Ci sarà molto rapidamente una commissione d’inchiesta sulle #casefamiglia: l’hanno deciso le commissioni riunite del Senato, su proposta della Lega”.
Poco dopo Salvini rammenta che deve discendere quaggiù, anche lui: “E conto di essere presto in provincia di Reggio Emilia dove è successo un caso allucinante che non può e deve ripetersi”.

Sono gli stessi
Sono gli stessi che negano lo ius soli ai bambini nati in Italia, che si oppongono all’accoglienza dei piccoli migranti, che ancora non progettano una politica di promozione della famiglia, di sostegno economico alle coppie (tradizionali, donna/uomo, così non produco dubbi) che decidono di mettere al mondo figli.
Il grande contorcimento che tanto piacere dà a certi capi partito, si scatena nel subconscio e connette Bibbiano a Lenin, Lampedusa a Stalin. Dunque, la vicenda della Val d’Enza è un prodotto marxista.
Una certa Marisa Nice ha consegnato al social un invito a Salvini in italopensiero: “Vieni a “Peggio Emilia” troverai 75 anni di brogli e di imbrogli… qui non vogliono cambiare… Lo scandalo Angeli e demoni non è che la punta dell’iceberg… cercano di farne degli eroi come hanno fatto con la capitana tedesca… cercheranno aiuti dove hanno amici”.
Il gioco è fatto. La ruota dei pensieri ne esce confusa e sfatta. Aleggia un tentativo istintivo di distruzione di tutto: assistenza, politica, Giustizia.

Colorazione politica
Gli ipotizzati gravi, gravissimi reati che contrappuntano l’inchiesta sugli affidi, così – per forza di persuasione – assumono una colorazione politica. Acquisiscono la penombra se non il profilo lugubre della controparte. Del nemico.

Territorio irredento
L’immagine che scaturisce da questo caos di giudizi primordiali e mestamenti nel torbido è il Reggiano come territorio irredento.
Che neanche nelle recentissime elezioni amministrative è riuscito ad affrancarsi dalla tradizione rispetto al sublime capovolgimento nazionale.
Mi soffermo e chiudo sul caos dei giudizi primordiali. Cioè sul risultato dell’artata confusione che marchia un territorio, un sistema, una società, ovvero tutti quei reggiani che, testardi, non cambiando la consuetudine, se la sono andata a cercare. Il Reggiano, così, è diventato un campo di battaglia nazionale.
Va delineandosi sulla dolente e drammatica scena oltre l’inchiesta una triade di soggetti. Angeli, Demoni e Spudorati. —

Stefano Scansani
s.scansani@gazzettadireggio.it
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