Il Gip non cambia idea: Carletti agli arresti
Reggio Emilia, respinte le istanze di revoca dei domiciliari presentate dalle difese del sindaco di Bibbiano e dello psicoteapeuta Foti
REGGIO EMILIA. Rigettate. Le istanze di revoca della misura cautelare, presentate dalle difese di Andrea Carletti e di Claudio Foti (rispettivamente l’avvocato Giovanni Tarquini e i legali Andrea Coffaro e Annalisa Guano) sono state rigettate dal Gip Luca Ramponi, che ieri ha sciolto la riserva: il sindaco di Bibbiano, in quanto ex assessore alle Politiche Sociali dell’Unione Val d’Enza, e il dottor Foti, direttore del centro Hansel & Gretel, restano ai domiciliari nelle rispettive abitazioni di Bibbiano e del Torinese.
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Così come restano ai domiciliari gli altri che non avevano avanzato alcuna richiesta ma le cui posizioni sono state comunque valutate dal Gip dopo gli interrogatori: Nadia Bolognini (psicoterapeuta moglie di Foti), Federica Anghinolfi (la dirigente del Servizio sociale ritenuta figura perno), Francesco Monopoli (assistente sociale) e Marietta Veltri (coordinatrice servizio sociale dell’Unione).
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È questo il risultato del primo step giudiziario dell’indagine scandalo “Angeli e demoni” che sta spaccando la Val d’Enza. Indagine formata da due filoni ben distinti: quello amministrativo (in cui rientra Carletti, accusato di falso ideologico e abuso d’ufficio) e quello dei minori. Questi ultimi – secondo il pm Valentina Salvi – manipolati e oggetto di “affidi facili” tramite una ricerca ossessiva dell’abuso sessuale e relazioni artefatte da parte di assistenti sociali.
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Al termine di una settimana tesa e densa di interrogatori di garanzia – nonché di dibattiti, strumentalizzazioni politiche e funzionari inviati dal ministero a Bologna e Reggio – quello che è diventato un caso nazionale ha registrato, in questa fase preliminare, una prima conferma dell’impianto accusatorio. Il giudice Ramponi ha riconsiderato le posizioni di ciascuno dei 17 indagati colpiti da misura (su un totale di 29 indagati), che hanno sfilato nell’aula al pianterreno del tribunale di Reggio. Il risultato non è cambiato: nonostante le difese accorate da parte di chi ha deciso di rispondere alle domande (la maggior parte degli indagati si sono avvalsi della facoltà di non rispondere), il giudice non ha modificato quanto già disposto in precedenza nell’ordinanza di custodia cautelare da lui firmata.
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Nell’ordinanza Ramponi si era già espresso sui presupposti di legge che, secondo il codice penale, possono motivare limitazioni della libertà personale o misure interdittive (come la sospensione dalla professione per sei mesi per dieci degli indagati): il pericolo di fuga (non è questo il caso), il pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove. All’epoca il Gip, ritenendo «sproporzionato» il carcere per degli incensurati, aveva ritenuto «idonei» i domiciliari «con divieto comunicativo» per i sei (Carletti, Anghinolfi, Monopoli, Bolognini, Foti e Veltri), considerata la «estrema pericolosità degli stessi» riguardo alla «possibilità di influenzare i testimoni, sviare le indagini o alterare il compendio probatorio». Su Carletti il Gip aveva ravvisato «la concretezza del pericolo di reiterazione dei reati contro la pubblica amministrazione». «Una volta avuto notizia dell’indagine, si è attivato subito per cercare di ottenere dall’Ausl un affidamento diretto alla Bolognini del servizio di psicoterapia, attraverso modalità respinte dall’ente». È bene sottolineare che siamo alle prime battute di una battaglia giudiziaria che si preannuncia in salita e non immune da capovolgimenti. Ora i difensori dei sei indagati ai domiciliari potranno reiterare la richiesta di libertà al Tribunale del Riesame. —
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