Ubriaco al bar, aggredisce i carabinieri
Nei guai un 56enne mai uscito dal tunnel dell’alcolismo. Il giudice cerca di scuoterlo: «Deve riprendere subito le terapie»
Una sbronza talmente molesta da costringere il barista a chiedere l’intervento dei carabinieri di Fabbrico.
È accaduto venerdì nel tardo pomeriggio, ma anche l’arrivo dei militari non ha per niente calmato quest’operaio di 56 anni che sotto i fumi dell’alcol non solo ha cominciato ad inveire contro i carabinieri, ma ne ha pure aggredito uno nel momento in cui è stato invitato ad uscire dal locale per andare in caserma. Con non poca fatica il 56enne è stato poi immobilizzato, evitando possibili conseguenze anche per chi in quei tesissimi momenti era presente nel bar. Con l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate (il carabiniere aggredito ha una prognosi di 5 giorni per contusioni alla spalla e graffi al braccio) si è, quindi, proceduto all’arresto di chi ha creato il caos nel locale del paese. Poche ore dopo – cioè ieri mattina – in tribunale a Reggio Emilia l’operaio ha ammesso i fatti e chiesto scusa, mettendo a nudo la delicatezza del problema che non riesce a vincere: l’alcolismo.
Stiamo parlando di un uomo che vive solo a Bagnolo e lavora regolarmente, ma che non è mai riuscito a raddrizzare completamente la sua vita da alcolista, non arrivando in fondo ai percorsi terapeutici intrapresi. Dopo il mea culpa davanti al giudice, sono arrivate le richieste sulla misura cautelare: gli arresti domiciliari (sostenuti dalla Procura) e una misura restrittiva meno afflittiva come proposto dell’avvocato difensore Federica Ghesini (in sostituzione del collega Enrico Della Capanna). Dalla camera di consiglio il giudice Silvia Guareschi è uscita con la convalida dell’arresto e la decisione di applicare l’obbligo di firma quotidiano nella caserma dei carabinieri di Bagnolo, in attesa del processo che si terrà il 25 luglio. Ma il magistrato giudicante con le sue parole cerca di spronare l’imputato, affinché non butti via l’esistenza in quel modo, commettendo reati perché non riesce a trattenersi con gli alcolici. Consigli del giudice in un mix di caso umano e giudiziario: «I percorsi di recupero con l’aiuto di esperti li deve intraprendere subito – dice il magistrato rivolgendosi al 56enne che appare ancora molto intontito – e deve cercare di essere lucido anche quando va in caserma a firmare, per non mettersi ulteriormente nei guai. Ha una casa e un lavoro, si deve impegnare per avere una vita normale». Viene indicato all’operaio anche l’istituto della messa in prova, cioè un programma di lavori socialmente utili che, se approvati ed effettivamente eseguiti, porteranno all’estinzione del reato. Più che una ramazina sono discorsi per scuotere quest’uomo. «Sono ancora un po’ frastornato – dice l’operaio rispondendo al giudice con un filo di voce – comunque conosco il mio problema, ho già cercato di affrontarlo, voglio riprovarci». Una promessa che a 56 anni deve fare soprattutto a se stesso. —
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