Gazzetta di Reggio

Reggio

le cerimonie 

7 Luglio, quando lo Stato sparò su se stesso L’omaggio della città ai suoi cinque martiri

Adriano Arati

Celebrazioni aperte dal tour storico promosso da Casa Bettola con partenza dalle Reggiane, luogo di lavoro delle vittime

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In ricordo del giorno in cui «lo Stato sparò su se stesso, represse ciò che era ed appariva diverso». È stato un 7 luglio lunghissimo, con iniziative da mattina a sera, quello che Reggio ha dedicato al momento più cupo e sanguinoso del suo dopoguerra, i moti del 7 luglio 1960, quando cinque manifestanti comunisti – Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri e Afro Tondelli – vennero uccisi dalla polizia nella piazza. Le celebrazioni sono iniziate alle 9 con un tour storico promosso da Casa Bettola che dalle Officine Reggiane, dove lavoravano i cinque, ha portato sino al centro, con tappe dedicate a diversi approfondimenti curati da Gemma Bigi per l’istituto storico Istoreco. Alla partenza ha preso parte anche il sindaco Luca Vecchi, poi trasferitosi rapidamente alle 10 al cimitero monumentale per la visita alle tombe delle cinque vittime.

I vari gruppi si sono ritrovati in centro, nella piazza che ora si chiama proprio Martiri del 7 Luglio, per deporre una corona al cippo dedicato ai caduti e diversi mazzi di rose davanti alle cinque “pietre d’inciampo” sistemate nei punti precisi in cui morirono i manifestanti. Al termine, il trasferimento nei giardini del parco del Popolo per gli interventi ufficiali, davanti ai gonfaloni dei Comuni e dei sindacati e a un pubblico corposo, in cui spiccavano numerosi sindaci con fascia tricolore e tanti amministratori pubblici locali e nazionali. Sul palchetto hanno parlato Vecchi ed Ettore Farioli, il figlio di Lauro, prima della chiusura affidata all’assessore alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, Massimo Mezzetti.

Il 7 luglio non si è fermato ai momenti ufficiali. Sempre ieri mattina si è svolta una manifestazione promossa da diverse realtà comuniste locali, bissata al pomeriggio da un convegno con Marco Rizzo. A sera, “Giusti” di Matthias Durchfeld e Andrea Mainardi e “Senza rossetto” di Silvana Profeta e Emanuela Mazzina, dedicati rispettivamente ai Giusti fra le nazioni che salvarono ebrei durante l’Olocausto e alle lotte italiane per i diritti alle donne.

Sabato erano andate in scena diverse anticipazioni. Al centro sociale della Rosta Nuova, all’interno della festa Anpi, è stato allestito “Sul sentiero dei minatori”, uno spettacolo dedicato ai lavoratori delle cave di Cerezzola di Canossa, mentre negli spazi del centro sociale Lab Aq16 si è esibita la Banda Bassotti, storica rock band romana da sempre vicina ai temi reggiani, dalla Resistenza al 7 luglio. Tanti modi diversi di declinare il ricordo di un periodo di enormi tensioni nazionali, nati dall’insediamento del governo monocolore Dc guidato da Tambroni e appoggiato esternamente dal Movimento Sociale. Un passo che generò proteste e scontri in tutto il Paese, con picchi a Genova e a Reggio, dove migliaia di persone risposero alla chiamata allo sciopero della Cgil, nonostante il divieto della prefettura, che aveva concesso solo una riunione alla sala Verdi. Fra loro, gli operai delle Reggiane radunati in piazza, dove vennero assaliti dalla polizia e dai carabinieri. —



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