«Reggio pronta a diventare vera città universitaria»
Il rettore Carlo Adolfo Porro traccia le linee del suo mandato, al via in autunno «Serve un ricambio generazionale con nuovi spazi e nuove strutture»
Dal prossimo autunno sul ponte di comando di Unimore, l’ateneo di Modena e Reggio, ci sarà un volto nuovo. È quello di Carlo Adolfo Porro, direttore del Dipartimento di Scienze Biomediche, Metaboliche e Neuroscienze. Lo ha scelto, con un voto semi plebiscitario (quasi l’83% delle preferenze), il corpo accademico formato da docenti, ricercatori, tecnici e amministrativi.
Ma chi è Porro? E come pensa di operare, dal 1° novembre, guidando l’Università che unisce due città? Cominciamo con una curiosità: Carlo Adolfo Porro è nato a Modena (il 24 dicembre 1954) e abita a Sassuolo, ma la sua famiglia è di origine reggiana.
Il padre (del 1918) era infatti nostro concittadino (il nonno era un odontoiatra milanese) e la madre nativa di Bagnolo, prima di trasferirsi a Reggiolo. Ok, questo non cambia niente, ma certamente può aiutare a migliorare l’intesa con la nostra città.
Quali saranno le prime decisioni che intende assumere?
«Il primo passo sarà rappresentato dalla creazione della squadra di governo per definire subito, attraverso un percorso condiviso e trasparente negli organi accademici, il piano di sviluppo dell’Ateneo su un orizzonte pluriennale (sino ad ora era triennale adesso varrà per i sei anni del suo mandato, ndr) che riguardi le attività di didattica, di ricerca, la terza missione. Ciò avverrà anche attraverso il confronto con le città, gli enti, le associazioni di categoria. Punto fondamentale è la definizione di meccanismi chiari e trasparenti e di valutazione e distribuzione delle risorse».
Unimore accomuna due province: limiti e pregi?
«Sono due territori straordinariamente ricchi di cultura, storia, lavoro e spirito imprenditoriale, ma con specifiche vocazioni e programmi di sviluppo. A mio avviso è fondamentale assicurare un dialogo costante con le istituzioni civili e religiose, con enti culturali e no-profit e con esponenti della realtà economica e produttiva di entrambi i capoluoghi per svolgere al meglio il ruolo dell’Ateneo quale motore di sviluppo. Un compito che spetterà in particolare ai prorettori che avranno una chiara attribuzione di deleghe e responsabilità, ma anche il mio costante supporto. A tale proposito penso a tre macroaree: quella biomedica ha già il rettore, le altre due le immagino collegate ai comparti giuridico-umanistico e tecnico-scientifico-ingegneristico».
Il ruolo di Reggio Emilia?
«È una città con molte potenzialità e specificità che hanno elevato il suo ruolo e fatto crescere in modo importante il numero degli studenti. Ora c’è però la necessità di docenti, ricercatori, personale tecnico e amministrativo in vista di un ricambio generazionale, spazi e strutture per accrescere la sua immagine e farla diventare autentica città universitaria con progetti formativi proiettati verso il futuro sia a livello di corsi di laurea, sia post laurea. Occorre inoltre fornire una offerta di welfare coerente alla domanda; ad esempio servizi di trasporto con particolare attenzione ai collegamenti fra i due poli universitari, nuove mense e refettori, complessi abitativi e spazi di studio e aggregazione destinati agli studenti. In questo ambito il recupero dell’ex Seminario è operazione di grande rilievo per la quale siamo grati alla Diocesi e al Comitato Reggio Città Universitaria. Penso inoltre al Tecnopolo, dove Unimore è pronta a fare la propria parte con Comune e imprenditoria locale».
Quali le eccellenze reggiane su cui puntare?
«Meccatronica, digitale, agrifood, pedagogia, medicina, formazione continua anche a distanza, dottorati, master, competenze linguistiche per competere in ambito internazionale».
Dove attingere i fondi necessari?
«Un Ateneo statale come Unimore si basa in larga misura su finanziamenti ministeriali che però negli ultimi anni hanno conosciuto una progressiva diminuzione pur con una recente promettente inversione di tendenza. È mia intenzione esercitare un’azione politica a livello di Conferenza dei rettori per valorizzare l’istituzione universitaria e promuovere una decisa transizione verso un sistema di finanziamento premiale che tenga conto della didattica, della ricerca e della terza missione. L’attuale meccanismo, in buona parte legato ad una quota storica, per noi è penalizzante».
I collegamenti con altri atenei?
«Esiste già una rete di collaborazione con le università della regione come quelle di Parma, Ferrara, Bologna. Sarebbe utile creare un sistema capace di accomunare corsi, didattica, ricerca applicata fra alcune di queste università che, ricordiamolo, sono fra le più antiche del mondo occidentale». —
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