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Sbranato dalle tigri, l'ex senatore Togni: "Circhi poveri, manca sicurezza"

Cristina Orsini
Livio Togni, oggi 68 anni, domatore per 25 anni, dentro la gabbia del circo, durante il numero con le tigri
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Livio Togni, oggi 68 anni, domatore per 25 anni, dentro la gabbia del circo, durante il numero con le tigri

Rio Saliceto, il fondatore di una delle più longeve famiglie circensi italiane, ricorda l'amico Ettore Weber morto i primi di luglio: "Lavorava con quattro animali nuovi, doveva avere un giovane che lo assisteva, ma era da solo"

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RIPO SALICETO. «Non è un mestiere per tutti. Chi non riesce a controllare la paura, chi non conosce in profondità i propri animali, è meglio che stia fuori dalla gabbia delle tigri per evitare di morire giovane». E Livio Togni, 68 anni, circo nel sangue, erede del grande Darix, il fondatore di una delle più famose e longeve dinastie circensi italiane, ne sa qualcosa.Per 26 anni, dal 1975 e fino al 2001 – quando ha fatto il suo ingresso al Senato nelle fila di Rifondazione – Livio ha addomesticato, insegnato, vissuto e lavorato con tigri, leoni, elefanti, bisonti, giraffe. «Una cosa deve essere chiara – dice – prima o poi le tigri ti aggrediscono perché crescono, perché seguono le dinamiche del branco, perché possono fraintendere un gesto del loro domatore e bisogna essere preparati».

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Ed è quello che può essere capitato al suo collega Ettore Weber, sbranato da quattro tigri, durante le prove dello spettacolo del circo Marina Monti a Triggiano, solo pochi giorni fa?
«Ettore lo conoscevo benissimo e per me è stato un brutto colpo. Era un domatore eccezionale, competente, accorto e preparato. Anche se aveva già 61 anni poteva benissimo continuare a lavorare con gli animali perché lo faceva in sicurezza e con grande talento. L’idea che mi sono fatto è che quell’incidente sia stato provocato dalle grandi difficoltà economiche nelle quali sono precipitati i circhi italiani. Lui stava addestrando quattro bestie nuove, avrebbe dovuto avere l’assistenza di un giovane che fuori dalla gabbia controllava la situazione. Per sicurezza. Ma il personale costa e lui, poverino, era da solo».

I circhi, effettivamente, non funzionano più.
«La crisi dei circhi in Italia è devastante, Infatti noi abbiamo chiuso il nostro e continuiamo l’ attività in Russia e in Algeria, dove ancora lo spettacolo con gli animali è un’ attrazione».

Ecco, appunto, la causa delle crisi non potrebbe essere l’uso di animali che starebbero meglio liberi e nel loro habitat?
«Il solito pregiudizio che nasce dalla scarsa conoscenza delle cose. I circhi non utilizzano mai, in nessun caso, animali selvatici. Gli esemplari che vengono addestrati sono nati in cattività. Le tigri, in particolare, fanno anche troppi cuccioli. Inoltre, gli animali che vivono nei circhi, sono fortunati perché sono curati, anche dal punto di vista sanitario, amati e nutriti benissimo. E non potrebbe essere altrimenti, visto che sono una parte essenziale del circo come gli acrobati, gli attrezzisti, i clown e tutto il resto. Perché dovremmo trattare male ciò che ci fare vivere e lavorare? Lei non crede, oltretutto, che se predatori di grandi dimensioni stessero male, si rivolterebbero?

Come si doma una tigre?
«Con pazienza, amore e dedizione. Non è un lavoro part-time, il domatore è per sempre. Si inizia quando le bestie sono cucciole e piano piano si insegna loro a fare gli esercizi: uno alla volta. Sono intelligenti, si divertono, per loro è un gioco. Deve vedere come sono felici quando è il momento di entrare in scena».

E per lei com’é stato?
«È stato bellissimo: una grande, totale, soddisfazione». —


 

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