Gazzetta di Reggio

Reggio

bibbiano 

Appello degli operai Sare «Aiutateci a tornare al nostro posto di lavoro»

2 MINUTI DI LETTURA





Bibbiano. «L'uomo è un animale politico, legato a una vita comunitaria». Inizia con una frase di Aristotele la lettera aperta dei 26 operai Sare, il salumificio di Barco, che dopo tre anni di casa integrazione sono stati licenziati. E che oggi chiedono aiuto a istituzioni e imprenditori.

«La nostra azienda – scrivo i lavoratori della Sare – dopo tre anni di ammortizzatori sociali, dall'oggi al domani, chiude lasciando allo sbaraglio persone ultracinquantenni che probabilmente, dopo la l’indennità di disoccupazione, ormai sessantenni, non riusciranno a trovare più lavoro ma la distanza dalla pensione resterà lunga».

Gli operai che sono in presidio davanti all'azienda dal 26 giugno alzano la voce ancora una volta, per far conoscere a tutti ciò che stanno vivendo. E l’intenzione è di inviare la lettera aperta al numero maggiore di persone e aziende possibile con la speranza che qualcuno ascolti la loro richiesta d’aiuto.

«Diciamo no alla chiusura definitiva dell’azienda – continua la lettera - Diciamo no all'azienda che pretende di uscire con un accordo che ci penalizza nei pagamenti e con la dilatazione del pagamento del Tfr, senza garanzie reali. Stop all'arroganza, a chi pensa che possa fare quello che gli pare, scaricando il peso del proprio impegno sulla comunità. Non è possibile che ci siano imprenditori – proseguono – che dopo aver sfruttato tutti gli ammortizzatori e preso in giro i propri dipendenti con promesse non mantenute, scappino dalle proprie responsabilità, ignorando volutamente il disaggio che creano a chi, per oltre 35 anni, li ha serviti, riveriti e li ha fatti arricchire».

Chiedono inoltre «tempo perché si riesca a trovare un acquirente dell’azienda» e di restare “legati”alla Sare «senza necessita di effettuare la “pulizia” del personale. Lasciare a casa tutti per poi vendere l'azienda senza personale e ripartire, a discapito dei lavoratori: è questo è il diabolico progetto del padrone? Chiediamo ai politici di ridare centralità alla forza lavoro – concludono – chiediamo di sanare questa piaga sociale con la reintroduzione della mobilità, almeno per i soggetti che non possono essere ricollocati per età anagrafica. Siamo solo 26 famiglie e certamente non abbiamo un peso mediatico ma, viviamo lo stesso dramma dei 1860 operai licenziati dal Mercatone Uno». —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google