Gazzetta di Reggio

Reggio

circoncisione fatale 

Bimbo morto, il “santone” rischia 15 anni

Ambra Prati
Bimbo morto, il “santone” rischia 15 anni

Il pm Berardi chiude le indagini preliminari e riqualifica l’imputazione: posizione più lieve per i genitori, più grave per l’operaio

3 MINUTI DI LETTURA







L’avviso di chiusura delle indagini preliminari, firmato dal pm Iacopo Berardi, è stato notificato ai genitori e al presunto “santone”: alleggerita la posizione dei primi, aggravata quella del secondo.

È il primo punto fermo giudiziario della vicenda del novembre 2018 del bimbo ghanese di tre mesi morto dopo una circoncisione in casa, in centro storico in città, e portato al Santa Maria Nuova in condizioni disperate.

L’accaduto – che all’epoca ha aperto un dibattito sulla pratica della circoncisione fai-da-te, anche perché seguita da un episodio simile avvenuto a pochi mesi di distanza – era parso dubbio perché la madre (l’unica presente nell’abitazione, il padre era al lavoro) da subito ha dichiarato che il circoncisore era arrivato con i suoi ferri, si era fatto portare il neonato in bagno e si era chiuso dentro, senza permettere a nessuno di assistere. Tant’è che in un primo tempo i genitori sono stati indagati per omicidio preterintenzionale in concorso, insieme al praticone. Ora, al termine degli accertamenti e alla luce della perizia disposta nell’immediatezza dalla procura ed eseguita della dottoressa Maria Laura Schirripa di Parma, il pm Berardi ha distinto le posizioni riqualificando i reati: per i genitori il capo d’imputazione è diventato omicidio colposo in concorso, mentre per l’autore dell’intervento chirurgico (un operaio ghanese residente a Modena con moglie e figli) l’accusa è di omicidio colposo aggravato dalla commissione di un altro reato. Si tratta di una formulazione nuova, nella quale le due aggravanti (l’esercizio abusivo della professione medica, articolo 348 del codice penale, e la morte di un minore) costituiscono un’imputazione in grado di triplicare la pena: per dare un ordine di grandezza, in un eventuale processo i genitori rischiano una pena da 6 mesi a 5 anni, l’operaio una pena da 5 a 15 anni.

La riformulazione è accolta con soddisfazione dal difensore dei genitori, l’avvocato Giuseppe Caldarola: «Padre e madre hanno collaborato attivamente alle indagini. Non solo: la famiglia fa parte della Chiesa del Settimo Giorno e, dal funerale del neonato, si è fatta promotrice di una campagna di sensibilizzazione sul tema, ripetendo al termine di ogni funzione l’invito, per chi vuole proseguire la tradizione della circoncisione, di rivolgersi d un ospedale». La difesa dei genitori conta di proporre un patteggiamento in sede di Gip.

Più complessa la posizione dell’operaio modenese, che si è sempre rifiutato di rispondere alle domande degli investigatori e del magistrato e che, tramite i suoi legali, ha negato con forza l’etichetta di “medicine man”, respingendo il ruolo di medico che è il perno dell’accusa: l’uomo si sarebbe prestato solo in quanto persona pratica di questi interventi per esperienza personale. «Abbiamo nominato un consulente di parte e vedremo, in base alla sua valutazione, se è possibile una rilettura della perizia medico-legale originaria – ha affermato l’avvocato Daniela Goldoni, codifensore insieme al collega Riccardo Gatti del Foro di Modena – Questo sarà il principale atto difensivo in attesa dell’udienza (prevista per fine agosto) che sancirà o il rinvio a giudizio o, come noi auspichiamo, l’archiviazione». —



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google