Falsa rapina, il giudice “boccia” le indagini e assolve la badante
REGGIO EMILIA. Salta l’accusa di simulazione di reato – nel caso specifico una rapina che per gli inquirenti era falsa, da qui la richiesta di una condanna ad un anno di carcere – e il giudice Sarah Iusto ha assolto una badante nigeriana di 36 anni.
Ha, quindi, prevalso la tesi dell’avvocato difensore Sabrina Ori che aveva chiesto l’assoluzione non ritenendo idonee le indagini che quel giorno vennero fatte dalla polizia perché fin dall’inizio la sua assistita non venne presa sul serio e gli inquirenti agirono solo per smentire la donna. «Le immagini recuperate al bar – rimarca il legale – non hanno aggiunto nulla all’inchiesta, la vicenda era avvenuta altrove. La carenza probatoria nelle indagini è evidente».
La 36enne aveva dato l’allarme – il 20 settembre 2012, in viale Montegrappa – perché era stata poco prima rapinata di 6.500 euro in contanti, che aveva con sé perché doveva incontrare un intermediario ed acquistare un camion per il marito in contatto telefonico con lei dalla Nigeria. La donna aveva raccontato di aver fatto prima delle compere per il figlio in un negozio e poi di aver bevuto qualcosa in un bar. Una volta uscita dal locale sarebbe stata seguita da due uomini: uno sulla sessantina e l’altro più giovane. E pochi minuti dopo l’avrebbe avvicinata il più vecchio dei due, facendole capire che sotto la giacca aveva una pistola. E per la minaccia di quell’arma avrebbe consegnato i soldi che doveva spendere per il camion. —
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