Striscioni, lacrime e cori per l’addio a Salvatore
I giovanissimi e il calcio sono stati protagonisti al funerale dello studente 17enne. Il feretro portato a spalla tra due ali di ragazzini, la sorella Alessia che non lo lascia
REGGIO EMILIA. La sorella Alessia per quasi l’intera cerimonia è rimasta in piedi, con le mani appoggiate sul feretro, accanto alla bara del fratellone, consolata e abbracciata a turno dai familiari. È stato solo uno dei tanti momenti strazianti del funerale di Salvatore Serpentino, 17 anni, lo studente travolto in bicicletta nella notte tra sabato e domenica scorsa in via dei Gonzaga mentre rientrava da solo dalla Notte Bianca di Cadelbosco Sopra.
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I protagonisti nell’intensa e commossa cerimonia sono stati loro: i giovanissimi. E la passione per il calcio, che Salvatore praticava da dieci anni con la società Progetto Intesa.
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A partire dall’arrivo del feretro. Il carro funebre si è fermato all’arco della chiesa di Santa Maria Assunta e la bara bianca, portata a spalla da papà Marco e da altri familiari, ha percorso il vialetto di diversi metri tra due ali di ragazzini indossanti una maglietta bianca; sul retro il numero 11, quello di Salvatore. Ad attendere il corteo un lungo striscione con la scritta «Ciao Sasy» e ai lati la bandiera del gruppo di tifosi del Napoli (il «+39...Napoli»), giunto appositamente dalla città d’origine. Davanti alla chiesa il feretro si è fermato, con gli amici del padre che hanno alzato il pugno e inneggiato a «Sa-sy! Sa-sy!», mentre dalla folla partiva l’applauso.
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Anche l’interno della piccola chiesa, che conteneva a malapena gli adolescenti, è stata addobbata in ricordo di Salvatore. Uno striscione sulla destra ha recitato «So che da qualche parte lì in alto ci guarderai», mentre su un cartellone appeso alla colonna ai piedi dell’altare c’erano cuoricini, frasi di ricordo e fotografie di momenti felici: una coppa alzata, una foto di classe delle elementari.
Don Fortunato Monelli, che ha concelebrato insieme a don Stefano Borghi, ha dovuto invitare più volte i presenti a non interrompere la cerimonia portando le condoglianze alla mamma Carmela Trapanese, a Cristian e Noemi, ai parenti e alla fidanzatina di Salvatore, anche lei in prima fila. Il parroco, con alle spalle la schiera di magliette bianche, dal pulpito ha ricordato impressionato la preghiera partecipatissima svoltasi la sera precedente. «Abbiamo bisogno di segni (cartelloni, striscioni), segni della vita. Oggi la chiesa sembra non contenere tanto affetto e tanto dolore. Ai giovanissimi dico: raccogliete ciò che Salvatore ha seminato, non chiudete la partita degli affetti che è la più difficile da giocare. Fate tesoro di una morte che somiglia ad un ladro che viene di notte. Andate a trovare Carmen e Marco. Voi che avete conosciuto Salvatore meglio di me, permettetemi un ricordo personale: lui che portava i fratelli e le sorelle all’oratorio e allo sport, più adulto della sua età». All’uscita decine di palloncini bianchi e azzurri lanciati in cielo e tante lacrime. —
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