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Il crac del Mercatone Uno approda in Sala Tricolore

Luciano Salsi
Il crac del Mercatone Uno approda in Sala Tricolore

Mozione d’urgenza Pd per aiutare i 13 ex dipendenti residenti a Reggio Emilia Il consigliere De Lucia: «Usufruiranno di uno stanziamento della Regione»

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I dipendenti del Mercatone Uno rimasti senza lavoro a causa del fallimento dell’azienda possono usufruire di uno stanziamento straordinario di 150mila euro deliberato dalla Regione lo scorso 13 giugno perché facciano fronte alle spese fondamentali in attesa di ricevere gli assegni degli ammortizzatori sociali ordinari. Sono interessati anche i quarantadue ex-addetti al Mercatone Uno di Rubiera.

Il consigliere reggiano del Pd, Dario De Lucia, chiede alla giunta comunale, tramite un documento firmato dalla maggioranza consiliare, di attivarsi con urgenza affinché ne possano beneficiare i tredici che risiedono nel comune di Reggio. Inoltre propone che la commissione consiliare competente sia convocata per confrontarsi con i sindacati su questa dolorosa vicenda.

«I soldi stanziati dalla Regione – spiega De Lucia – saranno erogati tramite i servizi sociali e potranno essere utilizzati per il pagamento dell’affitto, delle utenze domestiche, di beni di prima necessità, di spese mediche o a carattere di urgenza, nonché esenzioni o agevolazioni riferite a servizi comunali». L’azienda fondata nel 1978 da Romano Cenni aveva conosciuto dagli anni Ottanta un grande sviluppo nella vendita degli elettrodomestici, degli articoli d’arredamento e dei prodotti per la casa. La sua immagine era rafforzata dall’avere come testimonial l’indimenticato campione di ciclismo, Marco Pantani.

Nel 2010 il gruppo Mercatone Uno fatturava in Italia oltre 800mila euro con 3.700 dipendenti su una superficie di vendita di 500mila metri quadrati. La recessione e la crisi del mercato immobiliare, però, l’hanno colpito a morte facendo crollare la richiesta di tutto ciò che serve per gli ambienti domestici. lI fallimento dell’azienda, rilevata in gran parte l’anno scorso da Shernon Holding, è arrivato come un fulmine a ciel sereno. Il Tribunale di Milano l’ha dichiarato lo scorso 24 maggio e la mattina seguente i 1.800 dipendenti si sono trovati i 55 negozi sbarrati senza avere ricevuto alcuna comunicazione da parte della direzione generale.

In Emilia-Romagna la sgradita sorpresa è toccata ai circa 450 lavoratori impiegati nei dieci negozi di Bertinoro, Bologna Navile, Ferrara, Mesola Rimini, Rottofreno, Rubiera, Russi, San Giorgio di Piano e San Giuseppe di Comacchio, a cui si aggiungono la sede della logistica a San Giorgio in Piano (Bologna) e la sede centrale di Imola. La protesta non s'è fatta attendere.

Anche i dipendenti del punto vendita di Rubiera hanno manifestato con forza l’indignazione per essere rimasti privi dell'impiego e dello stipendio da un giorno all'altro.

«I lavoratori e le loro famiglie, specie quelle mono reddito – sottolinea De Lucia – sono senza retribuzione ormai dalla mensilità di aprile e anche gli ultimi stipendi avevano segnato un sostanziale calo a seguito della riduzione oraria operata dalla Shernon. In alcuni casi gli ultimi stipendi ammontano a circa 300 euro». —



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