«La richiesta del Tibet è una vera autonomia non la secessione»
Lobsang Sangay, primo ministro del governo in esilio ospite alla Casa del Tibet vent’anni dopo il Dalai Lama
A 20 anni dalla visita del Dalai Lama alla Casa del Tibet di Votigno (era il 25 ottobre 1999), lunedì sera il borgo medioevale è stato visitato dal primo ministro tibetano Lobsang Sangay, capo del governo in esilio a Dharamsala, in India. Un evento eccezionale e ricco di significati.
le elezioni dei tibetani
È stato, tra le altre cose, un ideale passaggio di consegne, visto che il Dalai Lama nel 2011, pur rimanendo il capo spirituale del buddismo tibetano, ha rinunciato al potere politico per permettere le elezioni degli esiliati tibetani nel mondo, vinte da Sangay, allora ricercatore ad Harvard.
A fare gli onori di casa Stefano Dallari, da sempre impegnato per la causa del popolo tibetano, nonché il sindaco di Canossa, Luca Bolondi, che ha ricordato la mozione votata all’unanimità dal consiglio comunale per candidare Canossa a luogo di dialogo tra i popoli, auspicando che Tibet e Cina possano riavviare i negoziati fermi dal 2012.
Presenti anche i parlamentari Antonella Incerti del Pd e Matteo Bianchi della Lega, a dimostrazione che il tema Tibet trascende l’appartenenza politica. Entrambi sono stati ricevuti dal Dalai Lama e dallo stesso Sangay lo scorso 10 marzo a Dharamsala in occasione delle celebrazioni per i 60 anni dell’esilio del Premio Nobel Tenzin Gyatso, il XIV Dalai Lama.
Con Bolondi era inoltre presente l’intero consiglio comunale di Canossa. In serata si è tenuta la conferenza pubblica dal titolo “Pace, Nonviolenza, Dialogo”.
Primo ministro Sangay, il negoziato di pace può ripartire?
«Sicuramente eco di questa serata arriverà alle varie diplomazie mondiali, ma preferisco mantenere uno stretto riserbo. Posso dire che informalmente le cose stanno andando avanti. La nostra posizione è chiara: non vogliamo la secessione del Tibet dalla Cina, ma solo una vera autonomia».
Perché è così difficile dialogare con la Cina?
«Il governo cinese ha attuato un sistema di sorveglianza basato sul censimento biometrico dei tibetani, che hanno carte di identità di ultima generazione con microchip integrato. Nella capitale Lhasa e in tutto il Tibet ci sono posti di blocco in cui la polizia controlla i movimenti di chiunque. Ci sono telecamere ovunque che riescono a identificare le persone dal riconoscimento facciale. Attraverso queste informazioni, il governo cinese ha sviluppato un algoritmo talmente sofisticato che riesce a prevedere dove avverranno le manifestazioni di protesta».
In che situazione versa quindi il Tibet?
«Ognuno in Cina ha un “punteggio sociale” basato su criteri governativi: averlo basso in Tibet significa andare in prigione. Secondo la prestigiosa organizzazione Freedom House, negli ultimi tre anni la Siria e il Tibet sono stati i paesi meno liberi al mondo».
Perché il Tibet è così importante per la Cina?
«Ci sono innumerevoli risorse naturali, tra cui il litio, per cui i cinesi in Tibet hanno costruito 30 aeroporti, strade e ferrovie per depredarci queste risorse. Molti cinesi sono venuti ad abitare in Tibet, incoraggiati dal governo che da’ loro casa e lavoro, creando delle vere e proprie chinatown che stanno cambiando la demografia del Tibet».
La Cina si sta imponendo anche sullo scacchiere internazionale.
«La Cina sta cambiando l’ordine mondiale. Facendo leva sugli accordi economici, è riuscita a cambiare in peggio le Nazioni Unite, a dividere l’Europa, che ha smesso di denunciare i soprusi del governo cinese, a sminuire l’importanza della violazione dei diritti umani». —
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