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il processo/2 

All’esame per la patente con telefoni e auricolari I tre vengono scoperti

T.S.

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REGGIO EMILIA. Potrebbe prendere la strada del tribunale di Ravenna il processo che vede alla sbarra tre pakistani finiti nei guai per aver sostenuto – alla Motorizzazione civile di Reggio Emilia – l’esame teorico per la patente di guida utilizzando una strumentazione illecita.

Nel nostro palazzo di giustizia Asif Muhammad (38 anni, residente a Darfo Boario Terme, nel Bresciano) e Mohsan Raza (pure lui 38enne, residente a Rovato, nel Bresciano) devono rispondere – in concorso – di errore determinato dall’altrui inganno e di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in certificati.

Secondo la ricostruzione fatta dalla Procura, Muhammad che voleva conseguire la patente A3 per la moto «grazie alla mediazione» di una terza persona, avrebbe sostenuto l’esame teorico «usando strumentazione illecita fornita da Raza» e da altri due, cioè auricolare, cellulare e telecamere, superando la prova – sostenuta il 14 novembre 2013 – grazie alle risposte del quiz suggerite da una quarta persona.

Stesso discorso per Ahmed Rukhsar (39 anni, residente a Ghedi, sempre nel Bresciano) che avrebbe cercato il 9 gennaio 2014, di superare l’esame teorico per la patente B con il medesimo sistema, ma non ci riuscì. Secondo l’accusa, i pakistani, nascondendo il telefonino sotto la camicia, avrebbero ripreso le domande con la videocamera, mentre un esterno avrebbe fornito loro le risposte corrette.

Ma su questo procedimento aleggia la trasmissione degli atti – per competenza – al tribunale di Ravenna, come intende chiedere l’avvocato Matteo Iotti che difende Muhammad e Raza (mentre Rukhasr è tutelato dal legale ravennate Francesco Tabanelli).

Una richiesta che poggia su quanto detto in aula – nell’udienza del 4 giugno scorso – da un ispettore della polizia stradale di Ravenna. Nella sua testimonianza ha spiegato come in tribunale a Ravenna sia in corso un procedimento più ampio in cui si ipotizza l’associazione a delinquere per un gruppo di pakistani che avrebbe agito in più città italiane sempre per far ottenere le patenti a loro connazionali.

Nella prossima udienza – cioè giovedì prossimo – il giudice Silvia Semprini si esprimerà sugli accertamenti (vi sono connessioni?) fatti relativamente al procedimento nel palazzo di giustizia romagnolo. —

T.S.

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