Corruzione all’Agenzia Entrate in sei sono rinviati a giudizio
Cinque anni fa scoppiò il caso: un imputato è morto, stralciata un’altra posizione Nei guai un carabiniere entrato abusivamente nel sistema informatico dell’Arma
Il caso era esploso cinque anni fa con tanto di blitz nell’Agenzia delle Entrate di via Borsellino e l’annesso clamore che sempre accompagna un’inchiesta coinvolgente un ufficio pubblico.
Da allora la competenza delle indagini ha avuto diversi passaggi: da Reggio a Roma e infine a Bologna, il tutto dovuto per uno dei reati ipotizzati, cioè l’accesso abusivo ad un sistema (nel caso specifico quello telematico). Ed erano stati chiesti anche ulteriori accertamenti ai carabinieri, in quanto si sospettavano altri coinvolgimenti.
Un lavoro investigativo sotto traccia che ieri si è materializzato in tribunale a Bologna con l’udienza preliminare davanti al gup Domenico Truppa che ha riguardato otto imputati, due in più rispetto a quelli originari.
Quattro giorni prima del passaggio giudiziario è deceduto uno degli imputati, cioè l’architetto cavriaghese 75enne Gabriele Beltrami: per questa posizione è scattato il non luogo a procedere.
Sono stati, invece, rispediti gli atti al pm bolognese Antonio Guastapane – titolare dell’inchiesta – relativamente al reggiano 72enne Giancarlo Dallari (accusato di tentata corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio) perché non è stato interrogato in fase di indagini come richiesto dallo stesso Dallari.
Rinviati a giudizio gli altri sei imputati. Quattro sono posizioni già emerse durante la fase d’inchiesta a Reggio Emilia (se n’era occupato il pm Giulia Stignani): Attilio Riga (46 anni, difeso dall’avvocato Annalisa Bassi) e Anna Maria Corsi (75 anni, tutelata dall’avvocato Claudio Bassi) rispettivamente funzionario e funzionario in pensione dal 2009 dell'Agenzia delle Entrate; la dipendente degli stessi uffici Giovina Palazzo (60 anni, assistita dall’avvocato Alessandro Conti) e Vanna Montanari (imprenditrice di 66 anni, moglie di Beltrami, difesa dall’avvocato Nicola Tria).
Due gli ulteriori nomi nuovi di questa vicenda. La croata 68enne Mirjana Silovic (residente a Reggio Emilia, assistita dall’avvocato Vito Pellegrino) che risulterebbe coinvolta (insieme ad altri tre) in un caso di tentata corruzione. Infine è spuntato il carabiniere 45enne Vincenzo Lignitto (difeso dal legale Domenico Libertini) che secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, su istigazione della Corsi, si sarebbe introdotto abusivamente nel sistema informatico (denominato sdi) per ragioni diverse da quelle di servizio, per effettuare accertamenti su tre persone. Quattro i reati che – a vario titolo – vengono prospettati dal pm Gustapane: istigazione alla corruzione, tentata corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, accesso abusivo ad un sistema e rivelazione ed utilizzazione di segreti d’ufficio. —
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