Ostaggi alle Poste Amato condannato a 6 anni e 4 mesi
Il pm Berardi ha chiesto 10 anni per «pericolosità sociale» Il difensore Beretti: «Insopportabile, ma serve pena equa»
REGGIO EMILIA. Sei anni e quattro mesi per sequestro di persona e porto abusivo d’arma. La lettura della sentenza, al termine di un pomeriggio in aula ricco di colpi di scena, è arrivata alle 18.30. «Colpevole» dei reati ascritti, riconoscimento delle attenuanti, più il pagamento delle spese processuali e del mantenimento in carcere (il che sarà arduo, visto che il 56enne è nullatenente); pena accessoria l’interdizione perpetua dai pubblici uffici; distruzione del coltello usato per il blitz e infine restituzione della Fiat Punto e del cellulare all’epoca sequestrati ad Amato.
Una sentenza ritenuta positiva dagli stessi parenti di Amato, che l’hanno accolta con un evidente sollievo.
l’accusa: È pericoloso
Durante le requisitorie, iniziate alle 17.20 dopo l’uscita di scena di Amato “silenziato”, il pm Iacopo Berardi – che più volte ha stigmatizzato le esternazioni dell’imputato («sta abusando del processo») – ha chiesto 10 anni. «Mi sembra superfluo spendere parole sul piano probatorio, vista la flagranza e l’evidenza dell’intera condotta», ha esordito il pm, che ha puntato sulla «pericolosità sociale dell’imputato, ben noto e con un casellario giudiziale di tutto rispetto ben prima che Aemilia lo travolgesse».
Sulla lunga giornata di paura alle Poste, secondo l’accusa, «la liberazione dell’addetta colta da malore non fu gesto di bontà, bensì condotta strumentale al suo disegno criminoso», così come la resa finale «era inevitabile: altro che intervento ieratico della Beretti». L’accusa ha ricordato le «pesanti conseguenze psicologiche» riportate dai dipendenti, sebbene «si siano rifiutati di sporgere denuncia».
Il pm ha additato un comportamento processuale caratterizzato da «rinuncia a difendersi, sprezzo per lo sconto del rito abbreviato, indifferenza per l’esito».
«nemico di se stesso»
«La scelta dell’abbreviato sarebbe stata la più sensata, ma il mio cliente è stato irremovibile». L’avvocato difensore Franco Beretti, che suo malgrado ha dovuto improvvisare le conclusioni, ha avuto gioco facile nel tratteggiare la personalità di un uomo che «è il peggior nemico di se stesso». Eppure, ha proseguito il legale, nonostante l’indole fumantina e caratteriale «difficile da sopportare», «anche Amato ha diritto a un processo equo, con una pena commisurata al fatto», per aver compiuto un «gesto anomalo e dimostrativo, che non poteva che aggravare la sua posizione». «Il reato c’è ed è indifendibile», ha concluso il difensore, che si è appellato al giudice: «Serve proporzionalità. Per rapina a mano armata con ostaggi legati e rinchiusi (non trattati con gentilezza come in questo caso), di solito non si superano i 7 anni. Chiediamo una pena orientata al minimo e con la concessione delle attenuanti». —
Am.P.
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