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Questa volta la missione è al femminile Una riconquista nel segno di Artemide

LETIZIA DAVOLI * ; giornalista scientifico TV2000, autrice e conduttrice del programma “C'è Spazio”.
Questa volta la missione è al femminile Una riconquista nel segno di Artemide

Dopo lo sbarco di mezzo secolo fa concepito nella contrapposizione della guerra fredda fra Usa e Urss, ora nuovi obiettivi Il satellite della Terra diventerà la base di lancio per l’Uomo diretto verso Marte, il ruolo decisivo dell’Italia nell’impresa 

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50 ANNI DOPO

LETIZIA DAVOLI *

Nello Spazio nulla è lasciato al caso, e ancora prima che una missione finisca, un’altra è già pronta a partire. Non c’è tempo per rattristarsi, per pensare al lavoro fatto, ai dati preziosissimi regalati alla ricerca. Perché la mente è già alla sonda successiva, al progetto successivo, al lancio successivo. Così, il 50° anniversario dello sbarco non è solo un punto di arrivo, una festa per tutto il pianeta. È il momento della partenza per la prossima tappa, per la prossima conquista. Del prossimo grande passo per l’Umanità: una missione quanto se non più ambiziosa di quella che portò l’Uomo sulla superficie lunare quel 20 luglio 1969. Artemide.

Artemide, la gemella di Apollo. Per i romani Diana, la dea della caccia. Per i greci, una delle personificazioni della Luna. Artemide, divinità femminile. Un nome carico di significati, carico di storia.

Come Apollo diede il nome al primo sbarco sulla Luna, la sua gemella darà il nome al ritorno dell’Uomo sul suo satellite. Un legame che supera il tempo, e se Apollo fu scelto senza motivazioni precise – “perché suonava bene”, la spiegazione di uno dei papà della missione – Artemide racconta il futuro.

Un nome femminile, perché stavolta a posare il piede sulla Luna ci sarà anche una astronauta donna. Per la prima volta. Un nome femminile, perché la donna ha in sé i geni del futuro, la forza di costruirlo, la capacità di proteggerlo, la tenacia di conservarlo.

ALTRI TEMPI

50 anni fa la Terra era in piena guerra fredda, e la conquista della Luna era più una dimostrazione di potere e forza che un viaggio di scoperta. Appena 3 anni dopo quel 20 luglio 1969 infatti, il programma Apollo viene abbandonato. Gli Stati Uniti hanno vinto, la Russia è sconfitta: è il 1972, e la missione Apollo 17 è l’ultimo viaggio. Poi la Luna viene messa da parte. Un po’ per mancanza di interesse dell’opinione pubblica, ma soprattutto per dare il via a un nuovo ambiziosissimo programma: un mezzo di trasporto verso lo spazio in grado di decollare come un razzo e atterrare come un aereo, per poi essere riutilizzato. Si chiama Space Transport System, ma passa alla storia semplicemente come Space Shuttle. Un programma destinato alla Luna e a Marte, ma poi, per questioni di budget e tecnologie, limitato a viaggi di andata e ritorno all’orbita bassa. Ma allo Shuttle, anche se non arrivò alla Luna, si deve la rivoluzione del rapporto tra Uomo e Spazio.

stazione spaziale

A partire dalla costruzione della Stazione Spaziale Internazionale, assemblata nello Spazio pezzo dopo pezzo. Laboratorio di ricerca unico al mondo, dove la microgravità – erroneamente chiamata assenza di gravità – permette di studiare fenomeni invisibili sulla Terra, la ISS orbita attorno alla Terra a 400 km di altezza. Medicina, tecnologie, fisica, astrofisica, biologia. In 19 anni sulla ISS si sono svolti migliaia di esperimenti, con ricadute immense sul benessere dell’Uomo. Come le missioni Apollo: migliaia di brevetti derivati da quei viaggi verso la Luna, oggi ci permettono una vita migliore. La tutela degli astronauti ci ha portato il defibrillatore e le lenti antiriflesso, il latte in polvere e il memory che ci salva dalla cervicale, il goretex e il teflon: nella nostra vita c’è molto più Spazio di quanto possiamo immaginare.

noi italiani

50 anni dopo lo sbarco, la Terra è circondata da centinaia di satelliti che la studiano, ne controllano lo stato di salute, vigilano sulle calamità naturali. Lo sviluppo della Space Economy oggi copre un giro d’affari di quasi 350 miliardi di dollari, e le proiezioni sui prossimi 30 anni arrivano – secondo Merryl Lynch – a 2.700 miliardi di dollari. Il nostro paese è uno dei pochi Paesi ad avere la filiera completa dell’industria spaziale, e si distingue per l’elevata qualità, precisione e innovatività: è italiano quasi il 50% della Stazione Spaziale Internazionale, italiani molti dei satelliti, e parla italiano anche la prossima missione che andrà alla ricerca di vita su Marte.

tempi nostri

Ma questi 50 anni non sono stati solo la culla della Space Economy. Il mondo è profondamente cambiato, e la guerra fredda ha lasciato il posto a nuove alleanze. Gli antichi nemici oggi lavorano insieme: dopo la NASA è nata l’ESA, l’Agenzia Spaziale Europea, che unisce le agenzie spaziali di 22 paesi del vecchio continente. Russia inclusa. Poi l’agenzia spaziale canadese, quella giapponese, quella cinese. E via, fino ai paesi africani che si stanno affacciando allo spazio in questi ultimi anni.

artemide

E così, torniamo ad Artemis, Artemide. Il nuovo programma della NASA per il ritorno alla Luna non è un ritorno. È un viaggio tutto nuovo che l’Umanità compie insieme, per la prima volta.

La bandierina messa dal presidente Trump è per il 2024, l’anno in cui uomini e donne terrestri metteranno piede, per la seconda volta, sulla Luna. Un obiettivo possibile ma difficilmente realizzabile in tempi così stretti, forse ci vorrà qualche anno in più. Perché le tecnologie in campo sono avanzatissime, ma ancora in fase di test. Tanti gli incidenti di percorso, lunghissimi i tempi di sviluppo. Ma il lavoro di questi anni ha visto insieme NASA ed ESA, Canada e Giappone.

Che costruiranno una nuova stazione spaziale, ma non più attorno alla Terra: attorno alla Luna. Si chiamerà Gateway. Anche questo costruito in gran parte in Italia, a Torino, sarà il punto di partenza per la colonizzazione della superficie, dove verrà costruita una base permanente. E se Artemis porterà donne e uomini in una zona mai raggiunta della Luna, il Polo Sud, la base lunare è ancora tutta da pensare, anche se ci sono già diversi progetti. Uno su tutti, quello della Agenzia Spaziale Europea: una base stampata in 3D, utilizzando il materiale lunare, ricco di minerali: una polvere finissima chiamata Regolite. Di certo, al momento, c’è la capsula che ospiterà gli astronauti, chiamata ORION. E il nuovissimo razzo che sostituirà il mitico Saturn V, il protagonista delle missioni Apollo.

le visioni

Ma se la base Lunare sembra molto ambiziosa – e sa molto di Spazio 1999 – il passo successivo è da veri visionari: la colonizzazione di Marte. La Luna diventerà una base di lancio, una fabbrica di carburanti grazie al ghiaccio presente ai poli. E da lì, con qualche problema di ingegneria in meno rispetto alla Terra, si partirà per andare ancora più lontano.

Lontano, verso Marte. Se la NASA ci va cauta, e per ora lascia Marte in secondo piano con i primi arrivi previsti per la fine degli anni 30 (sempre che prima EXOMARS2020 non scopra forme di vita nel sottosuolo, e in quel caso addio colonizzazione), qualcuno molto più visionario del resto del pianeta sta già costruendo il mezzo per raggiungerlo, senza passare per la Luna. Lui è Elon Musk, il papà di SpaceX, l’uomo che – da solo – ha rivoluzionato l’accesso allo Spazio con il suo razzo riutilizzabile, il Falcon9. Primo privato ad essere arrivato allo Spazio – oggi sono molti di più – ha promesso l’Uomo su Marte per i primi anni del 2030. Progetti forse fantascientifici ma molto concreti e non solo per lui, se anche gli Emirati Arabi hanno annunciato la prima città marziana nel 2117.

fra 100 anni

Chissà cosa succederà davvero tra 100 anni, il rammarico è di non poter sapere chi avrà avuto ragione. Consoliamoci allora con i festeggiamenti di questo anniversario, e gustando un evento che sa molto di futuro: la partenza per la Stazione Spaziale Internazionale dell’astronauta italiano Luca Parmitano (AstroLuca per gli amici social) che – questo sì, per caso – avverrà proprio il giorno del 50°. La sua missione si chiama Beyond, oltre, in italiano. Studierà la trasformazione del corpo umano da terrestre a spaziale, nuove tecnologie per i viaggi di lunga durata, le misure necessarie a sopravvivere. Perché per andare “oltre”, oltre la Luna, verso Marte, ci vogliono almeno 3 anni tra andata e ritorno. 3 anni in un ambiente ostile per la salute dell’Uomo come solo lo Spazio sa essere. La Luna, invece, poco meno di 10 giorni. Meglio partire da lì: Artemide è pronta. E si sa, le donne è meglio non farle aspettare. Ma poi, quando partono, non le fermi più. —

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