Blasco, beni confiscati per un milione di euro
Il tribunale conferma la misura patrimoniale e fa scattare la sorveglianza speciale a carico del 57enne che ha rimediato la condanna più pesante in Aemilia: 38 anni
La parola d’ordine della Direzione distretuale antimafia resta sostanzialmente una: colpire al portafoglio. Ieri è scattata la confisca dei beni per oltre un milione di euro nei confronti di Gaetano Blasco, 57 anni, tra i condannati di rilievo del maxi-processo Aemilia contro la ’ndrangheta emiliana.
Il provvedimento, emesso dal tribunale di Bologna, «attribuisce un carattere definitivo» al sequestro già effettuato dalla Dia di Firenze nel dicembre 2018. Ma affinché la confisca diventi definitiva occorrerà tuttavia attendere il terzo grado di giudizio e l’avvocato difensore di Blasco, Marilena Facente, promette «faremo Appello».
Al contempo, il provvedimento sottopone Blasco alla misura della sorveglianza speciale per cinque anni, con l’obbligo di soggiorno nel Comune di residenza, cioè Reggio Emilia. Anche in questo caso, come per gli altri condannati di Aemilia, la misura di prevenzione patrimoniale va a braccetto con quella personale.
Le indagini economico-patrimoniali condotte dalla Dia sul conto di Blasco e dei suoi familiari sono state coordinate dal pm della Dda di Bologna Beatrice Ronchi (che insieme all’attuale procuratore capo di Reggio Emilia Marco Mescolini ha rappresentato l’accusa in Aemilia) e «hanno consentito di fare luce su un patrimonio immobiliare e finanziario sproporzionato rispetto alle capacità reddituali dichiarate».
Il sequestro ha riguardato quattro società, un immobile situato in città, sette beni mobili registrati e nove rapporti bancari tra conti correnti, libretti di deposito e dossier titoli.
Nato a Crotone nel 1962, ma trasferitosi a Reggio Emilia a fine anni ’90, Gaetano Blasco è considerato un elemento di spicco del sodalizio ’ndranghetistico nostrano.
Nominativo noto alle principali inchieste sulla criminalità organizzata tra Calabria ed Emilia, Blasco – arrestato nella retata di Aemilia del 29 gennaio 2015 – è passato alla storia per l’intercettazione telefonica tra lui e Antonio Valerio, con i due che ridono del terremoto che ha colpito che ha distrutto il modenese, prefigurando i lauti guadagni della ricostruzione. Proprio Valerio, poi collaboratore di giustizia, è diventato da pentito il suo principale accusatore («Blasco era il mio cordone ombelicale», «omicidi e false fatturazioni, con lui quindici anni di attività»).
Blasco detiene anche il “record” della condanna più alta riportata al maxiprocesso: per effetto del cumulo tra rito abbreviato (per associazione a delinquere di stampo mafioso) e parecchi reati fine (incendi, estorsioni, usura e violazioni tributarie), il 57enne deve scontare dietro le sbarre 38 anni. Attualmente è detenuto nel carcere di Tolmezzo. —
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