Frode, evade 70 milioni: imprenditore nei guai
Il reggiano al centro di società spolpate e fatte fallire senza pagare le tasse. Denunciato insieme a 4 prestanome
In cinque anni ha evaso 70 milioni di euro, attraverso una girandola di società intestate a prestanome che venivano spolpate e dichiarate fallite, lasciando con un pugno di mosche in mano i creditori. Al termine dell’operazione denominata “Factotum”, la Guardia di Finanza ha denunciato un imprenditore di 47 anni residente in città, considerato il deus ex machina del sistema truffaldino, e quattro italiani “teste di legno”: nonostante questi ultimi siano stati collaborativi con i finanzieri, tutti dovranno rispondere dell’accusa di frode fiscale. La palla passa ora alla Procura e in particolare al pm Giulia Stignani, che ha coordinato il fascicolo; spetterà al sostituto procuratore decidere se far proseguire gli accertamenti, chiedere eventuali misure cautelari o proporre sequestri.
L’imprenditore era già finito, in precedenza, nel mirino di altri reparti delle Fiamme Gialle. Stavolta però è stato il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria a seguire il filo rosso di cinque società, operanti in diversi settori (informatica, telefonia, produzione di energia elettrica ed erogazioni di servizi internet) che avevano la sede legale in altre città (una addirittura all’estero) ed erano intestate a persone diverse (prestanome risultati completamente estranei alle dinamiche societarie, per lo più ignari del loro ruolo); ma di fatto a tirare le fila del meccanismo era il reggiano.
Attraverso controlli incrociati e verifiche bancarie, i finanzieri hanno ricostruito il funzionamento della frode: il 47enne costituiva le società, ne sviluppava al massimo le potenzialità commerciali, poi distraeva a proprio favore i proventi conseguiti, parte dei quali derivanti da operazioni in nero. A quel punto il copione e il destino delle ditte era segnato: una volta intascato il guadagno illecito, l’imprenditore lasciava morire le società, che puntualmente dichiaravano lo stato d’insolvenza e il fallimento, senza onorare gli impegni con il fisco, lasciando a bocca asciutta i fornitori e per di più senza presentare le dichiarazioni dei redditi oppure dichiarando importi irrisori.
Poiché la documentazione delle società era a dir poco lacunosa, per ricostruire in modo analitico gli automatismi della frode i finanzieri sono partiti da quelle anomalie e non coincidenze tra le operazioni contabili delle società e il massiccio ricorso a prelievi di denaro contante: un flusso a senso unico, che portava sempre all’imprenditore.
Tramite un’opera certosina di incrocio di banche dati e controlli bancari, gli esperti di via Mazzini sono riusciti a ricostruire nascita, vita e morte delle cinque società nel lasso di tempo compreso dal 2013 al 2018.
Una ricostruzione dettagliata, che ha consentito agli investigatori il recupero in tassazione di oltre 70 milioni di euro e di accertare l’omesso versamento di Iva per circa 9 milioni di euro. —
Am.P.
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