Gazzetta di Reggio

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Inchiesta shock in Val d’Enza 

Veltri cambia idea dal silenzio passa a un racconto di 3 ore

Ambra Prati
Veltri cambia idea dal silenzio passa a un racconto di 3 ore

La coordinatrice del Servizio sociale interrogata dal pm Salvi Ha ribadito la sua estraneità e fornito elementi di rilievo

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Si incrina il fronte delle sei persone ai domiciliari (altri 11 colpiti da misura, su un totale di 29 indagati) per l’inchiesta “Angeli e demoni”, sui presunti affidi facili del Servizio sociale della Val d’Enza. Marietta (detta Maria Pia) Veltri, 63 anni, ex coordinatrice del Servizio sociale dell’Unione, è passata dal silenzio alla richiesta – avanzata due giorni fa – di essere interrogata dal pm Valentina Salvi, che l’ha subito accontentata, ricevendola ieri e tenendola sotto torchio per tre ore. La seduta si è volta nell’ufficio della Salvi, al quinto piano della Procura, alla presenza di un carabiniere e dell’avvocato difensore Federico De Belvis. Che l’interrogatorio abbia fornito elementi di interesse investigativo rilevante lo indica la durata dell’incontro, protrattosi dalle 10.30 alle 13.30. Una inaspettata eloquenza che potrebbe rappresentare un punto di svolta nell’intricata vicenda.

Nell’interrogatorio di garanzia davanti al Gip Luca Ramponi, risalente a mercoledì 3 luglio (lo stesso giorno di Andrea Carletti), Veltri si era avvalsa della facoltà di non rispondere, «perché il compendio accusatorio era talmente vasto da non consentire un approfondimento difensivo», ha spiegato l’avvocato De Belvis.

A farle cambiare idea sono stati, due giorni dopo, i titoli dei giornali sulle risposte fornite dall’ex assistente sociale Cinzia Magnarelli; quest’ultima aveva espresso perplessità sui metodi del Servizio («la spia dall’abuso sessuale annullava qualsiasi altro disagio», un clima «da caccia alle streghe»), che l’avevano indotta a chiedere il trasferimento. «Quando la mia assistita ha appreso dalla stampa le dichiarazioni di Magnarelli – ha spiegato De Belvis – ha avvertito l’esigenza di dire la sua», sempre «ribadendo la sua totale estraneità ai fatti contestati». Sull’ex coordinatrice pendono tre ipotesi di falso ideologico e l’accusa di frode in processo e depistaggio «perché rilasciava false dichiarazioni alla polizia giudiziaria sviando le indagini», recita il capo d’imputazione.

Massimo riserbo sul contenuto dell’intensa seduta a porte chiuse. Il legale si limita a riferire che Veltri «ha risposto in maniera puntuale e precisa a tutte le domande formulate». Anche alle domande che non la riguardano direttamente. Un atteggiamento collaborativo, forse alla ricerca di sconti: Veltri, il 7 agosto andrà in pensione e vedrà decadere i domiciliari, ma dovrà continuare ad affrontare l’iter giudiziario connesso all’inchiesta. —



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