Arcigay infuriata con il Pd «Emendamento omofobo»
Nicolini sulla raffica di modifiche: «Paghiamo la spaccatura interna dei dem»
reggio emilia. «Sul comportamento di Fdi e Lega stendo un velo pietoso: ce lo aspettavamo. Quello che non ci aspettavamo è stata la gestione del dissenso interno al Pd, che ha voluto mediare a tutti i costi inserendo un emendamento di matrice omofoba sulla gestazione per altri (la maternità surrogata, ndr): tra i convinti firmatari, Giuseppe Paruolo e Ottavia Soncini. Perché il mondo Lgbt deve pagare la spaccatura del Pd?». Questo il commento di Alberto Nicolini, presidente Arcigay Gioconda, alla movimentata seduta della Commissione Parità, svoltasi giovedì in Regione a Bologna.
IL DIBATTITO
Ad accendere gli animi è stato il passaggio della “Legge contro l’omotransnegatività”, diventata poi “Legge contro le violenze e le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”, che ha come relatore di maggioranza la reggiana Roberta Mori (Pd) e di minoranza Michele Facci (Fdi). La bozza del testo è stata oggetto di una pioggia di emendamenti ostruzionisti (ben 300) e di veti incrociati. Alla fine – tra titolo cambiato e consiglieri di destra che lasciavano l’aula per protesta – il testo è passato, dopo l’inserimento di un emendamento di condanna della pratica della gestazione per altri.
L’ATTACCO
«Il retropensiero omofobo è che in ogni caso gli omosessuali non debbano essere genitori: va tutto bene, finché non siamo genitori. Il che è bizzarro, all’interno di una legge a contrasto delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale che consentirebbe, ad esempio, di non essere penalizzati sul lavoro – critica Nicolini, presente all’esterno di viale Aldo Moro con una delegazione di una decina di reggiani a sostegno della proposta originaria – Così si scarica tutta la questione morale della gestazione per altri sulle persone Lgbt, quando questa pratica riguarda per il 95% coppie etero che si recano all’estero perché in Italia è vietato. La destra dice la legge che non è urgente? La stiamo aspettando solo da dieci anni».
LA REPLICA DEM
«Non si poteva fare altrimenti: la Regione non può entrare nell’ambito di una legge nazionale (la numero 40 del 2004 sulla procreazione assistita, ndr) di competenza esclusiva dello Stato», replica a stretto giro la consigliera Mori. Alla domanda se il testo della legge sia stato stravolto, Mori nega. «No, anzi. Ne è uscito rafforzato, più integrato alle competenze regionali: ogni forzatura esporrebbe la legge ad un ricorso da parte del governo». Mori spiega di aver seguito tutte le fasi: «È una legge di iniziativa popolare, approvata dai consigli comunali (Bologna, San Pietro in Casale, Parma e Reggio): una proposta dal basso, redatta con il contributo di sindacati e associazioni come Arcigay, protagonisti indiscussi e competenti». Mori non nasconde che si tratta di un tema delicato, in questo periodo storico. «Si è ritenuto di aggiungere un principio di legalità, cioè che la Regione non concede contributi a chi agisce al di fuori della legge 40. È un elemento che non attiene in modo specifico al documento, che a mio parere poteva essere definito così com’era; ma il dibattito ha fortemente richiamato questo aspetto e perciò è stato inserito in termini essenziali. La Soncini? Non giudico sensibilità diverse. La mia opinione è universalmente nota. L’importante è che la Regione ha scelto da che parte stare». —
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