«Fondi illeciti dai russi? I sospetti sono pattume»
Il deputato Vinci firmatario dell’emendamento poi ritirato sui finanziamenti esteri «Savoini? Non lo conosco. I 49 milioni li stiamo pagando noi parlamentari»
«Savoini chi? Non lo conosco». E poi: «L’emendamento? Non c’entra nulla con chi parla di finanziamenti illeciti». E ancora: «È dal 2010 che non vado in Russia. Ci sono andato solo per le vacanze». E infine: «I 49 milioni? Li stiamo pagando noi parlamentari». Spunta fuori un emendamento, poi ritirato. E, fra i nove parlamentari leghisti firmatari, c’è anche il deputato reggiano Gianluca Vinci, coordinatore emiliano della Lega, consigliere comunale in Sala Tricolore e vicepresidente della I commissione alla Camera Affari Costituzionali, della presidenza del Consiglio e Interni.
È questa la commissione in cui, fra fine ottobre e inizi novembre, è in fase di discussione la cosiddetta legge Spazzacorrotti, considerata un fiore all’occhiello del M5s e del Guardasigilli, Alfonso Bonafede: un testo che, all’epoca, era al centro di un lungo tira e molla fra pentastellati e Lega. L’emendamento leghista in questione propone di sopprimere completamente il comma 2 dell’articolo 7 del disegno di legge, nel quale si imponeva che «ai partiti e ai movimenti politici è fatto divieto di ricevere contributi provenienti da governi o enti pubblici di Stati esteri, da persone giuridiche aventi sedi in uno Stato d’estero e da persone fisiche maggiorenni non iscritte nelle liste elettorali o private del diritto di voto».
Sono i giorni a ridosso dell’incontro del 28 ottobre tra Gianluca Savoini, leghista presidente dell’associazione Lombardia-Russia, e i presunti emissari vicini al presidente Putin: un incontro che, secondo quanto rilevato dall’audio pubblicato su BuzzFeed, riguardava una compravendita di petrolio tra una società italiana che doveva comprare (nella registrazione si parla dell’Eni, che ha smentito) e una società russa che vendeva, con una parte di soldi che sarebbe dovuta arrivare alla Lega per finanziare la «campagna elettorale».
Un audio finito ora all’attenzione della magistratura di Milano, che sta valutando di avviare una rogatoria in Russia per seguire eventuali flussi di denaro nell’ambito di un’indagine per corruzione internazionale che vede indagato il solo Savoini, ex portavoce di Salvini ora rinnegato. È in questo scenario che, sulla base di quanto riportato da Repubblica, spunta fuori l’emendamento, sul quale il parlamentare reggiano Vinci nega qualunque legame con il cosiddetto Russiagate.
Onorevole, un emendamento spuntato con tempi sospetti...
«Questi sospetti sono solo pattume. Quell’emendamento aveva un’idea precisa. Dopo è stato risolto, anche se bisognerà ripensarlo».
Si parlava di sopprimere il comma sui contributi ai partiti provenienti dall’estero. Finanziamenti dall’estero, esattamente ciò che emerge dall’audio di Buzzfeed...
«L’emendamento non riguardava i finanziamenti dall’estero come si vuole lasciare credere. La realtà è che abbiamo parecchi tesserati all’estero e abbiamo eletto parlamentari nei collegi esteri. Tutti i partiti ne hanno eletti. Con quel comma, in pratica, non avevamo possibilità di fare tessere all’estero, non potendo così fare finanziamenti o riceverli per le campagne elettorali nei collegi esteri, dove abbiamo decine di migliaia di voti. Il problema era solo questo: si concorre per collegi, c’è un elettorato all’estero, ma non si possono fare tessere. La norma così com’era era stupida. Non si potevano ricevere neanche cinquanta euro. Mica si parlava di milioni. Si rischiava di incriminare o commissariare anche chi faceva tessere a un cittadino comunitario o straniero che risiede in Italia. Magari per appena venti euro. I finanziamenti illeciti non c’entrano proprio nulla. Nè Savoini. Era una questione contingente».
Perché è stato ritirato?
«Perché è stata cambiata direttamente la norma. L’emendamento è stato ritirato perché andando a fare trattative con il ministero il testo è stato specificato meglio. C’era un errore. E in pratica l’emendamento è stato riassorbito nel testo della legge con un emendamento del relatore».
Resta però il fatto che con l’affaire Savoini c’è un nuovo scandalo che coinvolge la Lega. C’è anche un’inchiesta della magistratura. Insomma, dove trovate i soldi per restituire i famosi 49 milioni?
«Posso rispondere che sono tutte stupidaggini. Quando abbiamo saputo dell’indagine, ci siamo messi a ridere. Savoini in pochi lo conoscevano di persona, giusto qualche milanese. La cosa non ci preoccupa affatto. Magari ci fossero arrivati dei soldi, non è mica facile trovare gente che dia dei soldi... L’unico partito finanziato dalla Russia è stato il Pci, con 23 milioni di dollari. Noi non siamo entrati nelle grazie dei russi».
Sta parlando di preistoria politica. Invece Savoini sedeva ai tavoli che contano, sempre in compagnia dei russi, in tempi molto più recenti.
«Non si sa chi fosse, né chi lo avesse mandato e chi fossero gli altri. La politica vive di cene. E lui non era ai tavoli che contano».
Dice?
«Io non l’ho mai visto. Non che a quei tavoli ci sia io per forza, ma magari so chi ci va. Per quanto mi riguarda Savoini è soltanto uno che vive a Milano».
E quindi per 49 milioni cosa state facendo?
«I 49 milioni li stanno pagando i parlamentari. Siamo noi parlamentari che diamo un contributo. C’è una rateizzazione. Ci sono donazioni volontarie. E doniamo tutti i mesi un bel po’ di soldi, che servono per pagare anche le strutture della Lega».
Cioè, sta “lavorando” per “pagare” il partito?
«Anch’io do il mio contributo. Ma noi tutti lavoriamo sempre e solo per il bene dei cittadini». —
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