Gazzetta di Reggio

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BIBBIANO, LA PROTESTA 

«Sare, tolti in bustapaga tre giorni di sciopero ma siamo in presidio»

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BIBBIANO. Ulteriore protesta alla ditta Sare di Barco, dove nei giorni scorsi i 26 operai ora senza lavoro hanno attuato un presidio. Secondo la testimonianza di uno dei lavoratori, nella busta paga di giugno è stata trattenuta la quota corrispondente a tre giornate di lavoro.

«Al Sare non ci annoiamo mai – scrive uno dei lavoratori –. L’azienda, senza neanche comunicarcelo, ha indetto tre giorni di sciopero a nostra insaputa, il 26, 27 e 28 di giugno. L’abbiamo saputo dalla busta paga». Va ricordato che i 26 operai hanno ricevuto le lettere di licenziamento e sono in presidio dal 26 giugno all’esterno dell’azienda di Barco (vedi foto). «Siamo in presidio, non in sciopero – continua uno degli operai –. Che senso ha se, la produzione è ferma dal 23 marzo, fare uno sciopero? E poi perché farlo dopo due mesi, e perché in concomitanza con l’allestimento del presidio? Come abbiamo già comunicato all’azienda, che ci tiene in ferie forzate, noi abbiamo già chiesto e chiediamo di entrare immediatamente al lavoro: il tempo di farci una doccia, indossare i nostri indumenti già pronti, lavati, sterilizzati e stirati, e iniziare a lavorare».

Un braccio di ferro che i 26 dipendenti continuano da quasi due settimane, affiancati dai sindacati Cisl e Cgil. C’è stato anche un incontro tra le parti al Centro per l’impiego di Reggio, al quale ha partecipato anche il titolare della ditta, ma non è stata trovata alcuna soluzione, soprattutto per il Tfr dei lavoratori.

Intanto, nella lettera, uno dei dipendenti afferma: «Perché abbiamo deciso di presidiare? Perché è l’unico modo per poter dare voce e visibilità alla nostra drammatica situazione. Siamo in presidio per vigilare sulla situazione, per evitare che svuotino l’azienda a nostra insaputa e ci lascino a mani vuote. Ovviamente non possiamo impedirglielo, ma sicuramente lo devono fare sotto i nostri occhi: devono avere il coraggio di strapparci dalla nostra pelle ciò che, grazie al nostro operato, gli ha permesso di crescere e arricchirsi. Lo sciopero è una cosa seria e non va mortificato con leggerezza, come hanno fatto loro. Sono rimasto sbalordito. Ma come è possibile che un consulente, commercialista o loro stessi, che sicuramente hanno conoscenza della differenza tra sciopero e presidio, possa consigliare o ordinare di fare questa cosa irrispettosa, con tanta leggerezza e noncuranza? Voglio pensare che sia stato fatto in buona fede e che venga rimediato quando prima». Un nuovo incontro fra le parti è previsto per domani al Centro per l’impiego di Reggio. —

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