Abusi sulla figlia di 3 anni l’Appello riabilita il padre
Sentenza già definitiva: bocciate le testimonianze e la perizia medico legale Il genitore non ha più rivisto la bimba da anni finita in una famiglia affidataria
REGGIO EMILIA. Completamente ribaltata in Appello una vicenda che fece scalpore anni fa nella nostra città, visto che il padre – accusato di violenza sessuale sulla figlia di tre anni e mezzo – non solo fu condannato a 4 anni di carcere, ma perse anche la potestà genitoriale (come deciso dal Tribunale dei minori di Bologna), per non parlare della disgregazione familiare: coniugi irrimediabilmente ai ferri corti, la bimba (che ora ha 13 anni) in seguito all’intervento dei servizi sociali e sempre del giudice minorile venne prima collocata in una comunità e poi in affidamento presso una famiglia (dove si trova tuttora).
Ma in secondo grado il padre 49enne – difeso dall’avvocato Andrea Davoli – è stato assolto «perché il fatto non sussiste», sentenza divenuta definitiva e che ha riabilitato un uomo devastato da questa vicenda (si è sempre proclamato innocente) e che non ha mai più potuto vedere la figlia.
I fatti risalgono alla serata del 2 giugno 2009 e in casa, in quel momento, c’erano sei persone: il padre, la figlia, la sorellastra adolescente (nata da un precedente matrimonio della madre) e due sue amiche nonché la mamma di quest’ultime due ragazzine. Alla piccola era stato fatto il bagnetto dalle ragazzine e dopo la bimba si era recata da sola in bagno a fare la pipì. Il padre venne chiamato per asciugare la figlioletta e sarà proprio lui a far notare a tutti – nel bagno – che la carta igienica era macchiata di sangue e la perdita era proseguita, sporcando anche le mutandine della piccola.
Al rientro della mamma dal lavoro, la decisione d’accompagnare la bimba in ospedale dove viene sottoposta a due visite ginecologiche (da dottori diversi), finché il medico legale interpellato collegherà quel sanguinamento ad un abuso sessuale.
Sarà poi sentita la piccola che nell’incidente probatorio non accuserà esplicitamente il padre per l’episodio “incriminato”, mentre due professioniste e la madre affidataria diranno di aver udito la piccola incolpare il genitore per il sanguinamento.
Elementi probatori che la Corte d’appello ha smantellato, ritenendo in primis azzardata la deposizione della piccola («Attesa la evidente immaturità di una bambina di quell’età») a cui vennero poste «domande, più che suggestive, travisanti».
Bocciate le frasi raccolte dalle tre donne, come pure le conclusioni del medico legale sulle cause della lesione nelle parti intime della piccola. I giudici nella sentenza rimarcano che «non si sia investigata in sede tecnica l’ipotesi della lesione auto-provocata dalla minore. Ipotesi che non è esclusa dai dati tecnici medico legali acquisiti».
Valutazioni tranchant nel processo di secondo grado, da qui l’assoluzione del padre dalla pesante accusa. —
T.S.
BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Gazzetta di Reggio per le tue notizie su Google
