Aemilia, in oltre tremila pagine la sentenza con rito ordinario
Depositate le poderose motivazioni scritte in otto mesi dal giudice Andrea Rat Gli atti in quattro volumi, diciotto i capitoli: affiliati, affari, droga, politica, confische
Oltre ad essere il più imponente processo alla ’ndrangheta tenutosi al Nord, si era oltretutto ramificato in due (rito ordinario e abbreviato) durante le 195 udienze tenutesi nel nostro Tribunale.
Un lavoro massacrante per i tre giudici del maxiprocesso Aemilia che dal 31 ottobre scorso hanno lavorato incessantemente sui motivi della sentenza di primo grado, giungendo ieri mattina al deposito in cancelleria della prima tranche.
Ha infatti concluso il proprio corposo lavoro il relatore estensore, cioè il giudice Andrea Rat, che ha curato le motivazioni della sentenza legate al rito ordinario. Il termine di deposito era scaduto il 29 aprile scorso, ma davanti ad uno sforzo titanico simile non si può certo parlare di ritardo bensì di tempi record (8 mesi e mezzo impiegati per la stesura), perché deve essere stato a dir poco arduo analizzare, fare sintesi e mettere per iscritto le posizioni – una per una – dei 148 imputati, fra elementi dell’accusa e difensivi a discarico, documenti giudiziari, richiami giurisprudenziali, verbali d’udienza, intercettazioni agli atti.
Un’operazione certosina che il giudice Rat ha chiuso depositando quattro volumi rilegati in blu, per complessive 3.168 pagine.
Le motivazioni, si apprende, sono suddivise in 18 macro argomenti che comprendono, tra gli altri, “l’associazione mafiosa”, “la credibilità dei collaboratori di giustizia”, “gli affari”, “la droga”, “altri reati”, “le confische”, “le pene”, la “politica”, “gli associati” , “la stampa” (intesa come strategia mediatica della cosca e minacce ai giornalisti, ndr), “le parti civili”.
Gli atti – scritti dal giudice Andrea Rat e controfirmati dal presidente Francesco Caruso – non sono materialmente consultabili almeno fino ad oggi, per due ordini di motivi tecnici.
In queste ore è infatti ancora in corso la digitalizzazione della poderosa mole cartacea e la cancelleria di Aemilia (sulle spalle di Mara Lumetti) sta procedendo alla complessa notifica dell'avviso di deposito a circa trecento fra pm, imputati, difensori e parti civili .
Quest'ultima procedura avviene via posta elettronica certificata, come da prassi. Un’operazione importantissima, perché dal momento in cui viene ricevuto l’avviso di deposito delle motivazioni, partono i 45 giorni previsti per legge come lasso di tempo massimo per impugnare la sentenza.
Nel rito ordinario sono una decina gli imputati condannati per associazione mafiosa e due per concorso esterno (Augusto Bianchini e Francesco Matacera).
Verosimilmente entro la fine del mese verrà depositata anche la sentenza relativa al rito abbreviato (riguardante 25 imputati) e redatta da tutti e tre magistrati che hanno composto il collegio giudicante di Aemilia, cioè il presidente Francesco Caruso e i giudici a latere Cristina Beretti ed Andrea Rat.
Complessivamente stiamo parlando di 120 condanne, 23 assoluzioni e 5 posizioni finite in prescrizione. E complessivamente la Corte ha emesso condanne per 1.223 anni di carcere: 898 anni relativi al rito ordinario e 325 anni al giudizio abbreviato (contemplante lo sconto di pena di un terzo).
Una complessità che si lega, a monte, a 195 udienze per due anni e mezzo di attività processuale, il che ha “gemmato” circa 300mila pagine di documentazione giudiziaria. —
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