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Addio alla partigiana Dimma Di lei scrisse anche Celestini

Adriano Arati
Addio alla partigiana Dimma Di lei scrisse anche Celestini

Aveva 95 anni e da ragazza si era unita alla Resistenza assieme al fratello Gustavo. Oggi l’ultimo saluto. Il sindaco: «Grazie per quello che hai fatto»

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RUBIERA. Addio a Dimma, partigiana, staffetta, memoria vivente del tempo della guerra. Lunedì è morta la 95enne Dimma Zuppiroli di Fontana di Rubiera, una delle ultime partigiane ancora in vita residenti in zona. Il funerale si terrà questa mattina a Fontana. Originaria di Carpi, appartenente a una famiglia orgogliosamente antifascista, arrivò a Fontana prima del conflitto. Nel 1944, quasi ventenne, si unì alla Resistenza assieme al fratello Gustavo, col nome di battaglia “Maria” all’interno della 76esima brigata Sapa. Per tanti mesi girò per le strade fra il Reggiano e il Modenese con la sua bicicletta, portando messaggi, documenti e munizioni, rischiando in ogni momento la cattura e una fine tremenda.

Nel 2005 la Zuppiroli era stata intervistata, assieme a tanti compagni e compagne di lotta, per una pubblicazione del Comune di Rubiera sulla Resistenza. Il suo racconto di come la bici le fosse stata rubata da un tedesco pochi giorni prima della fine della guerra e del successivo dialogo con un italiano, che la rimproverava perché girava da sola, aveva ispirato uno spettacolo di Ascanio Celestini sul tema, promosso dall’Utl rubierese. Dimma, rispondendo all’uomo, disse in dialetto “Val degh po d’man quel ca feva inco!”, “Ve lo dico poi domani, quello che facevo oggi”. Nel 2016, come molti altri reggiani, aveva ricevuto la Medaglia della Liberazione del Ministero della Difesa riservata ai partigiani.

«Dimma era una partigiana. Aveva combattuto con la bicicletta su e giù per le strade anche di Rubiera, a consegnare dispacci e munizioni: poi la bici gliel’ha presa un tedesco, ma lei era contenta che non avesse preso lei», racconta oggi il sindaco Emanuele Cavallaro. «Io della Dimma mi ricordo bene gli occhi. Sorridevano sempre. Avevano una luce profonda e straordinaria. Aveva una bella ironia profumata di campagna e di sole. Grazie, Dimma, per quello che hai fatto allora per la libertà, con quella sconsideratezza pura e meravigliosa dei 19 anni di quel tempo, di cui oggi mentre cresciamo affogati nel benessere e nella mediocrità avremmo tanto bisogno». —

Adriano Arati

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